h1

Home is where heart is

19 gennaio 2010

Cosa ci riserva il futuro in fatto di casa e accessori?
Ho curiosato in anteprima per Essere e Avere, il programma di Maria Luisa Pezzali in onda la domenica pomeriggio alle 16 su Radio24-Il Sole24Ore,  le novità 2010 presentate al Macef, il Salone Internazionale della Casa alla fiera di Milano da venerdì 15 gennaio a domenica 18.

Eccovi il link della puntata
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Essere_e_avere

h1

Rieccomi. E riecco i vampiri

15 gennaio 2010

Mi scuso di nuovo per la lunga assenza, spero di potervi l più presto raccontare il motivo di queste mie sparizioni.

Ritorno però riprendendo un argomento già trattato in passato e che è, come prevedevamo, ha avuto un grande successo: i vampiri, e tutto ciò che ci sta intorno.

Dracula è tornato. Ma è cambiato parecchio. Abbandonato il mantello nero, scompigliata la pettinatura e limate unghie e canini, il novello principe delle tenebre si confonde tranquillamente con gli esseri umani.
Scompare la paura. I vampiri moderni, infatti, non terrorizzano più inermi fanciulle, piuttosto se ne innamorano, e usano i loro poteri per far del bene.
Nella saga Twilight di Stephenie Meyer, apripista della nuova mania, Edward, il vampiro protagonista, è un adolescente (ha 17 anni da un secolo), pallido come da tradizione, ma di bella presenza e buone maniere, che ai coetanei fa più invidia che spavento. Il mix di mistero e fascino dark fa breccia nel cuore dell’umana Isabella, dando vita a un amore romantico e non privo di ostacoli.
Come in True Blood, la serie prodotta negli Stati Uniti da Hbo, nata dal successo della collana Southern Vampires di Charlaine Harris. In una Louisiana del futuro (già teatro del romanzo di Anne Rice, e film, Intervista col vampiro) la pacifica co-esistenza tra vampiri e uomini è assicurata da una particolare miscela di sangue sintetico, che è in grado di placare la sete dei vampiri senza che debbano così attaccare gli umani. Ancora una volta l’attrazione tra i due mondi si concretizza in una romantica e problematica relazione: quella tra la cameriera Sookie e il vampiro ultracentenario Bill. I due, oltre alla differenza d’età, devono combattere contro i radicati pregiudizi dei reciproci mondi, una sorta di Romeo e Giulietta in chiave pulp.
Insomma, i giovani non-morti di oggi sono ragazzi come tanti, vivono in cittadine qualunque, non dormono in bare e non si squagliano al sole. E soprattutto sono casti. Non c’è sesso tra Edward e Isabella in Twilight, manca del tutto la carica erotica dei morsi sul collo e del sangue succhiato. Il loro è un amore romantico, pre-sessuale.
La ragione, secondo Gianfranco Manfredi, autore di Ho freddo, una storia di vampirismo e malattia ambientata nell’America del XVIII secolo, è che «il rito del sangue appartiene a tradizioni dell’Europa dell’Est. In America, invece, furono le scoperte dei resti di persone affette da consunzione da Tbc, a ispirare la letteratura. Pallidi, emaciati, spettrali, i malati erano scambiati per vampiri e isolati per paura del contagio. Da qui la variante americana del vampirismo».
Il vampiro contemporaneo rappresenta invece un outsider sensibile, che vive sì ai margini dalla società cosiddetta normale, ma non viene odiato dagli umani, perché cerca l’amore, l’integrazione.  Nulla a che vedere con i non-morti del mito di derivazione illuminista, che incarnavano la mancanza di credo nell’aldilà e la forte avversione alla sessualità tipica della società vittoriana. Come nel gotico Dracula di Bram Stoker del 1897, impregnato di erotismo e dannazione. Il conte Dracula (Vlad III di Valacchia, detto l’impalatore), aristocratico straniero che sovverte l’ordine borghese e vittoriano di Londra, è detestato dagli uomini, che si coalizzano per combatterlo sotto la guida del professor Van Helsing, ma una vera calamita per le donne, perdutamente attratte dal suo morso, metafora del godimento sessuale, all’epoca proibito al genere femminile – nel film di Francis Ford Coppola tratto dal romanzo, Mina sposerà Jonathan Harker, ma dopo aver ceduto alla seduzione di Dracula.
E anche se oggi siamo lontani dall’epoca vittoriana, il vampiro rimane un’icona erotica, ma che si innamora, non cede facilmente al desiderio sessuale e non fa più paura.
Già nella serie tv Buffy l’ammazzavampiri del 1997, la protagonista, pur combattendo i vampiri, si innamora di due di loro, archetipi di contrapposti modelli d’uomo. Ha una storia con Angel, il bravo ragazzo che nasconde un lato oscuro e che se fa l’amore con lei diventa malvagio (il sesso anche qui torna ad essere un tabù, come nell’Ottocento e come in Twilight, saturo di precetti mormoni a cui l’autrice è fedele), ma è attratta anche da Spike, il bello e dannato che può essere redento.
Il triangolo amoroso è stato ripreso sia dalla Meyer, che in New Moon, secondo capitolo della Twilight Saga, mette Isabella al centro fra Edward e il lupo mannaro Jacob, per tradizione nemico assoluto dei vampiri (come già nel film Van Helsing, del 2004, in cui Dracula poteva essere ucciso solamente dal morso di un licantropo), che da Lisa J. Smith che nel suo The vampire diaries (già telefilm, presto anche in Italia), narra i dubbi amorosi di Elena, un’adolescente indecisa fra due fratelli succhiasangue dall’apparenza umana.
Quel che predomina, comunque, è un sovrannaturale addomesticato, che cerca di rendersi identico al naturale. Lontano dall’idea di Stephen King secondo cui la dimensione “altra” del mondo dovrebbe colare a poco a poco nella nostra, come liquido dal fondo di un sacchetto di carta, contaminandola.
Oggi più che la morte, sembra essere la diffusione della malattia una delle più grandi paure sociali, e il vampiro, comunque lo si travesta, incarna l’idea del contagio.
L’accresciuto timore verso quel che temiamo condiziona, quindi, la scelta degli scrittori di ammorbidire la figura mitica dei vampiri, morti che tornano, personificazione di una tremenda anomalia sociale che si estende proprio attraverso il contagio, rendendoci contemporaneamente vittime e colpevoli. Rappresentarli belli, romantici e desiderosi di far del bene ci rassicura, allontanando almeno un poco il pericolo e la paura.
Si preferisce pensare che il male sia “fuori”, “lontano”, perché è un modo per separarlo da noi. Fin dal romanzo di Bram Stoker, infatti, se a Londra le giovani donne si ammalavano di vampirismo, la causa era da ricercarsi nei Carpazi, non nella illuminata Inghilterra.
Come ha affermato Joanne Harris, una delle prime autrici a raccontare i vampiri nel libro Il seme del male del 1989 e appena ripubblicato, «Le storie di vampiri tornano ciclicamente perché raccontano di malattia e morte, sessualità e repressione», temi ancora cari al nostro tempo, destinati dunque a sopravvivere alla storia e alla letteratura.

h1

Tv in trans

14 novembre 2009

Dopo una lunga assenza causa stage, rieccomi. Ripartiamo da una lunga riflessione che ho fatto guardando la tv la scorsa settimana trascorsa a letto con l’influenza.

22 ottobre 2009 scoppia lo “scandalo Marrazzo”. Quattro carabinieri, presunti autori di un ricatto ai danni del Governatore del Lazio, vengono arrestati.
24 ottobre 2009 la prostituta transessuale Natalie appare per la prima volta in tv dopo esser stata sentita dai carabinieri. La televisione italiana scopre i trans. E non li lascia più.

Analizzando i palinsesti televisivi a partire dall’ultima settimana di ottobre, appare evidente che gli indiscussi protagonisti dalle trasmissioni tv siano stati i transessuali. Ad ogni ora, fasce protette incluse, la televisione è stata invasa da dibattiti e presunte analisi sul transessualismo e la prostituzione.
Anno Zero, Mattino5, Matrix, Porta a Porta, Exit, Blob, Striscia la notizia, Le Iene. Questi sono solo alcuni dei programmi che hanno analizzato e discusso la problematica con ospiti, interviste, inchieste.

Il caso Marrazzo ha acceso una miccia che ha dato fuoco a un vero e proprio contagio: dalla mattina alla sera non c’è stato contenitore che non abbia affrontato il caso dell’ex governatore della regione Lazio, e tutto ciò che vi ruota intorno, raccontando e documentando con video ampi squarci di una marginalità fino a qualche tempo fa sconosciuta e rifiutata.

Sesso e potere. Un’accoppiata tra le più appetibili da parte dei media. Ancor di più se si parla di sesso a pagamento, con transessuali e cocaina al seguito. Vicende che i protagonisti vorrebbero confinate negli anfratti più ombrosi del privato, ma proprio per questo le più inseguite e desiderate dai mezzi d’informazione.

Gli scheletri nell’armadio parlano a voce alta in tv. Soprattutto gli scheletri trans che ben volentieri si lasciano invitare nelle trasmissioni per rilasciano interviste e grandi racconti.

Donne all’apparenza, ma non completamente tali nella realtà. Quanto basta forse a rassicurare gli uomini che fanno sesso con loro di non essere dei diversi, ma di essere solamente in cerca di trasgressione, annoiati dalla monotonia della vita, si sente continuamente ripetere dai trans stessi riguardo ai loro clienti.

Ecco allora che la televisione, più degli altri media, si sente di dover spiegare “la questione transessuale”, venuta vorticosamente alla ribalta, declinandola in tre diverse domande: Chi sono i transessuali?, Chi sono i loro clienti?, Perché gli uomini vanno con i trans?.

Lo fa in molti modi, eccone tre esempi tratti da programmi che dovrebbero essere diversi negli intenti (intrattenimento, infotainment e informazione), ma che nella realtà affrontano la questione trans alla stessa identica maniera. Nessuna spiegazione vera del fenomento, nessun desiderio di saperne davvero di più.

La vita (trans) è bella

È il Chiambretti Night (enteritainment) che per primo cerca di rispondere alla domanda: ma i trans, chi sono?
Ore 23.50, 29 ottobre, Italia1: il conduttore Piero Chiambretti ospita in studio Efe, una prostituta transessuale nota in tutto il mondo, ma che esercita la professione prevalentemente a Milano, per parlare di sé e del suo lavoro.
26 anni, turca d’origine, vive a Milano in un lussuoso appartamento in via principessa Clotilde con un cane. Per lavorare utilizza altri appartamenti del centro, ma saltuariamente esercita anche sulla strada.
Le cose sembrano andare molto bene per lei. Viaggia parecchio e d’estate è solita trascorrere le vacanze con la madre a Saint Tropez in un lussuoso hotel. Può permetterselo: non nega di fatturare, infatti, dai 30 ai 50 mila euro al mese.
Dopo le presentazioni di rito Chiambretti domanda: “si parla tanto di voi, ma noi non abbiamo ancora ben capito che cos’è un trans”. Efe semplicemente risponde: “Una trans è un uomo, molto effeminato, che abbia un pene. Basta. Anche io ce l’ho.”

I miei clienti sono i vostri mariti

Questa volta è Mattino5 (infotainment) ad interrogarsi, ma la domanda che guida lo show è: chi sono i clienti tipo delle prostitute transessuali?
Ore 8.58, 30 ottobre, Canale 5: Federica Panicucci intervista ancora lei, Efe, la transessuale più richiesta del mondo, a detta sua. Magliettina nera stampata con un motivo di fragole rosse, trucco appena accennato sul viso, Efe racconta candidamente: “I miei clienti sono i mariti di tutte voi. Ragionieri, notai, avvocati. Anche uomini che non sarebbero adatti economicamente per venire con una escort, ma lo fanno per il loro compleanno, per Natale, per scaricare la tensione prima di stare con la propria famiglia. Uomini di tutte le età, dai 18 ai 70 anni”.
“Ma cosa cercano gli uomini da te?”, chiede non paga Federica Panicucci.
“Sono annoiati. Cercano qualcosa di diverso, la trasgressione. Spesso durante il rapporto sono parte attiva, perché vogliono proprio questo. Anche se a volte ancora non capisco. Vengono uomini bellissimi e io gli domando se sanno che sono un trans, che non sono operata”, specifica Efe alle 9.05 del mattino.

Il successo è trans

Matrix (information) ripercorre la vicenda giudiziaria dell’ex governatore del Lazio, ma si propone di andare oltre, e indagare l’aspetto sociologico della realtà trans. Perché questi uomini hanno tanto successo?
Ore 23.35, 3 novembre, Canale 5: il conduttore Alessio Vinci ospita Alessandra Mussolini, deputata del Pdl, Paola Concia (PD), i giornalisti Luca Telese e Maurizio Belpietro, la psicologa Roberta Bruzzone, lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco e Fabianna Tozzi Daneri, presidente dell’associazione TRANSgenere.
Per oltre 40 minuti la discussione rimane ancorata a questioni politiche piuttosto che sociali. Della realtà dei trans, che si prostituiscono (specifica Vinci, perché di quelli si desidera parlare) si inizia a discutere a mezzanotte passata. Va in onda un servizio sulle trans di Padova, e il conduttore snocciola i primi numeri sul fenomeno: i trans in Italia sono 30 mila di cui 5 mila stranieri e 12 mila che si prostituiscono. La discussione si accende fra Alessandra Mussolini e il resto delle donne in studio che si interrogano sulla maggiore o minore gravità per una moglie di scoprire il tradimento del proprio marito con un trans piuttosto che con una comune prostituta. È Pietrangelo Buttafuoco a mettere un punto dichiarando: “un tempo gli uomini preferivano le bionde, oggi preferiscono i trans”.
Alessio Vinci a questo punto congeda gli ospiti e ritroviamo in studio di nuovo lei, Efe, per una lunga intervista in diretta.
La “trans più famosa d’Italia” lamenta la chiusura mentale nei confronti della sua categoria, emarginata persino dalle palestre. “Siamo continuamente discriminate, per cui non paghiamo nemmeno le tasse. Ma io potrei esser la miglior psicologa degli uomini che vengono con me. Perché io li ascolto dopo averli soddisfatti a letto”.
Vinci chiude la trasmissione rispondendo lui stesso al quesito che l’ha ispirata: Perché gli uomini vanno con i trans? “Forse perché i trans riescono a soddisfare tutte le fantasie, tutti i gusti”.

Voi ora ne sapete più di prima sui trans, i lunghi percorsi psicolgici e non solo che devono affrontare, la prostituzione, le loro reali condizioni di vita?
Io no. Ma non ho mai visto così tanti transessuali come in questo periodo.

h1

Busta numero 2

3 giugno 2009

 

da massimocarraro.it

da massimocorazza.it

Uno crede che andando verso l’estate ci sia ad attenderlo il peggio in tv. Su SKY Cinema, ad esempio, già in questo periodo si fa fatica a trovare un film decente – stasera l’imbarazzo della scelta era fra Charlie’s angels e Nella tela del ragno, film carini ma non esattamente delle novità.

Una bella novità, invece, ce l’ha riservata ieri la seconda serata di La7. E’ andata infatti in onda la prima puntata di Complotti, il programma che segna l’esordio televisivo di Giuseppe Cruciani, giornalista e conduttore su Radio24 del celebre programma La Zanzara.

Obiettivo della trasmissione, di cui sono previste otto puntate, è di indagare su alcune vicende di cronaca del nostro recente passato, con uno sguardo nuovo, senza gridare necessariamente al complotto, ma senza nemmeno accontentarsi della versione ufficiale dei fatti.

Un pò Blu notte, un pò La Storia siamo noi, Complotti non ha la presunzione di schierarsi a favore di nessuna tesi, ma vuole ascoltare anche la voce di chi, per ragioni diverse, è stato sempre “tagliato fuori”. Ieri è stato il caso, ad esempio, di Muguette Baudat, la madre di Cedric Tornay, accusato nel 1998 di aver ucciso il suo capo, il comandante delle guardie svizzere vaticane, Alois Estermann e sua moglie, ed essersi poi suicidato dopo il duplice omicidio.  Sua madre non ha mai accettato questa versione dei fatti.

In uno studio davvero essenziale, che ricorda una tela di ragno, il neo conduttore tv Cruciani, si muove perfettamente, guidando e accompagnando lo spettatore nelle zone oscure della cronaca. Un ottimo esordio per il programma di Michele Astori, Stefano Di Gioacchino e Giuseppe Cruciani – regia di Claudio Bozzatello – in onda tutti i martedì sera alle 23.35 su La7: la prima puntata è stata vista da 328 mila spettatori (4,1% di share), raggiunto da 1 milione e 700 mila contatti, con picchi di share del 5,6%.

h1

Glamour Princess

27 maggio 2009

Come preannunciato precedentemente nel mio post “I’ll be there” – anche se allora era solo una speranza – ieri sono stata alla presentazione del libro di Silvia Paoli, Lost in Fashion. Un evento davvero glamour! Organizzato sulla terrazza del nuovo negozio di Max Mara in corso Vittorio Emanuele a Milano, allo Champagne Cocktail firmato Laurent Perrier Rosé, non mancava davvero nessuno degli addetti ai lavori. Fra pr e giornaliste di moda era un continuo di baci e abbracci delle grandi occasioni dove tutti, sempre i soliti, si ritrovano. Poi c’ero io, e la mia fashion amica Cecilia, compagna prediletta degli eventi che contano. Noi, divertite e ammirate spettatrici, abbiamo gustato le prelibatezze del catering, bevuto l’ottimo champagne, preso la nostra copia del libro (autografato e che non vedo l’ora di leggere), cercando di indovinare “chi indossava cosa” … insomma vere Gossip Girls imbucate in un mondo, all’apparenza, davvero rosa – come piace a me!

A presentare l’opera prima della giornalista pisana, ex caporedattrice moda della rivista Vanity Fair, in un vestito verde scuro di Sportmax, c’erano Cristina Parodi in abito corallo Max Mara e sandali espadrilla di Roger Vivier (di cui vi consiglio il sito perchè è davvero pazzesco), Cristina Lucchini, condirettore di Vanity Fair e il responsabile alla comunicazione di Max Mara, Giorgio Guidotti. Ospiti riconosciuti al party: Ildo Damiano, stylist e giornalista, e Michela Gattermayer, direttrice del megazine di moda Velvet.

Un’atmosfera da vero evento mondano insomma, di quelli che contano davvero, ”grazie” anche alla rumorosa protesta (tipica delle serate davvero fashion) degli animalisti dell’AIP – attacca l’industria delle pellicce, non nuovi alla contestazione di Max Mara.

Alla prossima.                                                                                                                                     xo xo – Gossip Girl

h1

Al vaglio

24 maggio 2009

Dopo l’improvvisa dipartita di Simona Ventura da X Factor, fervono le ricerche per sostituirla. E’ aperta la caccia al terzo giudice che affiancherà Morgan e Mara Maionchi. Molti i nomi che sono stati fatti. I primi a circolare sono stati quelli di Carlo Verdone e Mogol, poi sono saltate fuori Lorella Cuccarini, Lucilla Agosti, Antonella Clerici, Anna Pettinelli e La Pina. Ma sembra che la produzione ancora non abbia ancora trovato il diamante grezzo che cerca - non è affatto semplice infatti sostituire una come Simona Ventura. E così ecco spuntare una nuova condidata: Ambra Angiolini. Un personaggio davvero poliedrico, nato dalla televisione, passato per la musica, giungendo poi fino al cinema. Ambra nella sua vita ha fatto veramente di tutto e potrebbe esser quella giusta. Già da giovanissima, con Non è la Rai, conduceva, seppur guidata dal suo mentore Gianni Boncompagni sempre in collegamento con lei grazie al famoso auricolare, ballava e cantava. Indimenticabile la sua hit T’appartengo, ancora nell’i pod di qualche mio amico (vero Mino???). Poi, con la maturità e la famiglia – è infatti compagna di Francesco Renga, con cui ha avuto i suoi due figli, Iolanda e Leonardo – si è data al cinema di un certo livello. Nel 2007 ha recitato in Saturno Contro, di Ferzan Ozpetek, vincendo come attrice non protagonista il David di Donatello.

Ad una prima occhiata al suo curriculum sembrerebbe perfetta, ma ammetto che io avevo qualche perplessità in merito. Non ero certa che fosse abbastanza auto ironica, divertente, ma che si prendesse troppo sul serio. Come sostituta della Ventura, fossi io a doverla scegliere, vedrei bene qualcuno come Rossella Brescia o Victoria Cabello. Allora sono andata a vedere proprio l’intervista che Victoria ha recentemente fatto ad Ambra nel suo programma su La7, Victor Victoria, e sono rimasta piacevolmente colpita. A parte la finta lite che hanno inscenato all’inizio dell’intervista, con relative mazzate che si son tirate, devo ammettere che Ambra appare davvero simpatica e, forse, la candidata ideale a tener testa a Morgan e far da compagna carampana di Mara Maionchi.

Giudicate voi. Ecco il link dell’intervista in due parti :

vedi dal minuto 25  http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=replicavictoria&video=26298

http://www.la7.it/intrattenimento/dettaglio.asp?prop=replicavictoria&video=26299

h1

Pronto?! Maria??

16 maggio 2009

Lo ammetto. Sono in ritardo! Ma sto cercando di recuperare. Sto infatti approfittando di questa nuova e temporanea libertà da impegni per colmare alcune mie lacune in fatto di cinema e tv.

Uno dei miei crucci, ma solo fino a pochi giorni fa, era costituito dall’essermi persa Dirty Sexy Money quando Sky, e addirittura Italia1, l’avevano trasmesso. Conoscevo per sommi capi la trama, l’avevo giusto intravisto, ma non avevo mai approfondito. Finalmente l’ho visto e, UAU, che bel telefilm! Per la mia gioia è ambientato a New York, il che è già un valore aggiunto, per di più nella NYC che conta, quella dell’Upper East side (so untouchable!!), racconta amori e intrighi di una delle più prestigiose famiglie d’America: i Darling. Talmente ricchi da non risultare nemmeno fastidiosi o invidiabili, solo irraggiungibili. Tripp, Letitia e tutta la loro prole ormai adulta, vivono nel lusso più sfrenato, dipendenti dall’aiuto del loro super avvocato Nick George, praticamente uno di famiglia, essendo il figlio dello storico avvocato di fiducia, Dutch, che ha sempre seguito i Darling fino all’improvvisa morte in un incidente aereo. Una scomparsa sospetta, che non ha mai convinto Nick, deciso a scoprire la verità, risolvendo un casino dopo l’altro della Famiglia. Divertente e appasionante, questa serie tv creata da Craig Wright, e trasmessa negli Stati Uniti dall’Abc, dopo solo 2 stagioni però, ha visto la sua conclusione, non premiata dagli ascolti. Lo scorso novembre è stata infatti sospesa la messa in onda, e gli ultimi 4 episodi della seconda serie, saranno trasmessi dal 18 luglio negli Usa, giungendo (speriamo presto) poi in Italia. Un vero peccato secondo me. Per questo ho firmato una petizione di richiesta per non chiudere definitivamente il programma – certe cause mi sento di sostenerle!

In attesa degli ultimi (ma speriamo non per sempre) episodi di Dirty sexy Money, ho deciso di buttarmi a capo fitto in un’altra serie tv molto chiacchierata ma che mi sono persa: Mad Men. Ambientata anche questa a New York, ma negli anni ‘60, racconta di una prestigiosa agenzia pubblicitaria in Madison Avenue (da qui il nome: gli uomini della Madison), e in particolare della vita di Don Draper (uno dei suoi creativi di maggior successo), sullo sfondo di una America che sta cambiando profondamente – impressionante vedere il ruolo minoritario delle donne nella società, pedine secondarie nella vita degli uomini. La serie, ideata da Metthew Weiner, ha avuto un notevole successo, vincendo sia nel 2008 che nel 2009 il Golden Globe come migliore serie drammatica. Per ora sono state trasmesse solamente da Cult, canale di Sky, le prime due stagioni, ed è attesa per quest’anno la terza. Ad oggi non mi sento di esprimere un giudizio sulla qualità del prodotto, avendone iniziato da visione da poco, ma appena sarò a buon punto aggiungerò di certo un post scrittum – idem per la seconda stagione di Gossip Girl che è lì pronta che mi aspetta.

h1

I’ll be there

15 maggio 2009

Silvia Paoli - Blog Candy

Da fedele lettrice di Vanity, non posso rinunciare all’appuntamento con Lost in Fashion, la rubrica curata ogni settimana da Silvia Paoli. Ora che diventa un libro, bè, potevo non segnalarvelo? E’ uscito nelle librerie martedì, edito da Baldini e Castoldi. Io non l’ho ancora letto – sono impegnata con un certo Larsson per ora – però lo farò presto, sperando di trovarci la consueta ironia e leggerezza che contraddistingue normalmente Lost in Fashion. E’ aperto il dibattito ovviamente, care fashion victims!

h1

Questione di Vanità

12 maggio 2009

 

Sono giorni di fermento. Prima la Borromeo che grida alla censura – effettivamente lo stop alla sua intervista mai andata in onda all’Era Glaciale, programma di Daria Bignardi su Rai2, rischia di compromettere la democrazia in Italia, attenzione!!! – ora è la volta delle rivelazioni shock di Enrico Mentana. A Vanity Fair, domani in edicola, racconta “la notte che tutto finì”, e anticipa la lettera (pubblicata integralmente sul suo libro in uscita per Rizzoli “passionaccia”) scritta a Fedele Confalonieri poco dopo la vittoria elettorale di Berlusconi:  “Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo… Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi”.

Per chi non ricordasse la vicenda dello strappo fra il Chicco nazionale e le reti Mediaset, la riassumo brevemente: era il 9 febbraio 2009, la notte in cui Eluana Englaro morì. Canale 5 trasmetteva, come tutti i lunedì, il Grande Fratello. Enrico Mentana, allora direttore della rete e conduttore del programma di approfondimento Matrix, alla notizia della morte improvvisa della ragazza, chiese di interrompere la trasmissione del reality per una diretta improvvisata del suo programma. I vertici Mediaset non accolsero la proposta e lui, indignato, si dimise, licenziato poi anche dalla conduzione di Matrix. Questa la dichiarazione rilasciata da Mentana appena dopo lo stop della rete:

“di fronte a un dramma che scuote il Paese intero, ha deciso di non cambiare di una virgola la sua programmazione di stasera su Canale 5, nonostante sia il Tg5 sia Matrix fossero pronti a aprire finestre informative sulla morte di Eluana. Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale. Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza”.

Matrix quella sera non andò comunque in onda e così la relazione fra Mentana e Mediaset si concluse malamente, sfociando in un contenzioso ancora aperto – il conduttore ha infatti inoltrato al Tribunale del lavoro una richiesta di reintegro, la cui sentenza è attesa nelle prossime settimane.

Vanity alla mano, attendiamo il prossimo capitolo.

h1

Non ci delude mai

10 maggio 2009

Dopo Brunetta e Corona, il venerdì sera televisivo non smette di divertirci. Questa volta ad infiammare lo studio dell’Era Glaciale, il programma su Rai2 condotto in seconda serata da Daria Bignardi, sono stai l’ormai pluri censurato vignettista Vauro e la “giornalista-scrittrice” Beatrice Borrmeo. Per chi avesse visto il programma e non si ricordasse questa intervista non si preoccupi perchè non soffre nè di amnesia nè è stato colpito da un improvviso calo della palpebra durante la trasmissione. L’intervista al duo di Anno Zero non è mai andata in onda. Il direttore di Rai2, Antonio Marano, ha deciso di rinviare la messa in onda a dopo le elezioni. Motivo: violata la par condicio senza possibilità di contradditorio. Vignettista e contessina erano, infatti, invitati dalla Bignardi per presentare il libro che Beatrice Borromeo ha scritto con Marco Travaglio, Italia AnnoZero, ma qualcosa è andato storto. Infatti, nonostante i continui tentativi della conduttrice di portare il discorso sul libro in questione, pare che Vauro e la Borromeo preferissero parlare del papi premier e delle pressioni che Anno Zero subirebbe dalla Rai. Da qui lo stop del direttore e il rinvio a tempi migliori. La polemica però è tutt’altro che finita. La Borromeo sostiene infatti di esser stata pesantemente insultata, appena dopo l’intervista, da Marano che le avrebbe “gridato cose irripetibili”, dichiara la contessa che ha aggiunto: “Ha detto che non dovevo permettermi di dire che Annozero subiva pressioni. Quindi urlando ha continuato che l’intervista non sarebbe mai andata in onda. Il tutto condito da insulti, del tipo: cretina ma chi ti paga a te”. La replica è giunta poco dopo: “Hanno fatto polemica politica. La signorina si è permessa di dire che ad Annozero è stata censurata. Pensa te se me lo faccio dire dalla contessina o principessina, quello che è”, così si difende Marano.

L’ho detto io che il venerdì sera offre grandi momenti. Per fortuna che non è andata in onda questa intervista, almeno non ce la siamo persa!!! Ma mi sorge una domanda… a prescindere da chi abbia ragione o torto, se Vauro e la Borromeo che gridano all’ennesima censura, o Marano che dice di aver fatto solo il suo dovere, mi chiedo però chi abbia pensato di invitare proprio quei due in trasmissione in periodo di campagna elettorale. Conoscendo i personaggi e il tema del libro in questione, non era forse prevedibile la piega che avrebbe preso l’intervista?