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A 36 ore dalla finale

4 gennaio 2012

Se c’è una edizione di X Factor che ho seguito bene, direi proprio che è questa quinta. Era dai tempi in cui i Bastard Sons of Dioniso accendevano il palco e gli animi del mio ex gda (gruppo di ascolto), quello del master che comunque non scorderò mai come il primo amore, che non mi facevo prendere così dalla competizione. Quest’anno, sin dalla prima puntata, sono rimasta incollata al televisore sempre in compagnia della stessa formazione: Giuseppe, Massimo, Franca, Daniele e poi Chiara, Alessandro e Claudia, ognuno con le sue preferenze. Fin dall’inizio abbiamo tutti però indifferentemente amato Antonella (della categorio over 25 di Arisa) che, da vera maschia, si è trasformata in donna e artista completa puntata dopo puntata. Inevitabile quindi tifarla anche in finale. Controverso invece il percors de I Moderni, gruppo di Elio, che davamo per spacciati fin da subito e invece sono arrivati a un passo dalla vittoria. Molto bello il loro inedito, Non ci penso mai, dei Two Fingerz e Tafuri, seppur molto simile a camzoni già sentite, è vincente, ma il loro trionfo è improbabile. Franceschina rock è alle calcagna e, appunto, Antonella è veramente forte. Un peccato non ci sia arrivata anche Nicole in finale, secondo me molto talentuosa e con un inedito davvero commerciale e commerciabile, Sarà Possibile. Anche quello di Francesca, cantante under 25 di Simona Ventura, non è male, Distratto, scritto da Elisa. Bello il testo, non scontato almeno. Particolare anche quello di Antonella, un po’ meno fruibile forse: Cuore scoppiato di Luca Marino. Insomma una bella lotta…
Apprezzabile anche un’iniziativa che accompagna questa finalona: l’asta benefica che su Ebay apre oggi, fino al 7 gennaio, dove è possibile acquistare molti degli oggetti e accessori visti indosso a giudici e concerrenti di questa edizione. Dalle vestaglie delle Cafè Margot indossate durante un’esibizione sul palco, agli orecchini di Arisa, le scarpe di Jessica, le tazze dei giudici e i completi di Alessandro Cattelan (grandissimo presentatore) e di Elio. Il tutto per finanziare la Scuola Media Statale di Via Vivaio a Milano, specializzata in percorsi musicali sia per non vedenti che per normodotati, unica scuola in Italia, tra le tante a indirizzo musicale, a prevedere l’insegnamento dello strumento per tutti gli alunni. Insomma l’ennesimo e buon incentivo alla musica. E ora attendiamo questa finale e che vinca chi se lo merita!

Queste le canzoni che ascolteremo:

I Moderni:
Manche Duetto: Heaven con Emeli Sandé
Manche Inedito: Non ci penso mai (Two Fingerz – Tafuri)
Manche Best of: Diamonds are a girl’s best friend (Nicole Kidman) / Fuck you (Cee Lo Green) / Judas (Lady Gaga)

Antonella:
Manche Duetto: Come si cambia con Fiorella Mannoia
Manche Inedito: Cuore scoppiato (Luca Marino)
Manche Best of: What else is there? (Royksopp) / Strict Machine (Goldfrapp) / Morirò d’amore (Giuni Russo)

Francesca:
Manche Duetto: La tua ragazza sempre con Irene Grandi
Manche Inedito: Distratto (Elisa – Casalino)
Manche Best of: Someone like you (Adele) / House of the rising sun (The Animals) / Whole lotta love (Led Zeppelin)

 

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Essere Amanda

3 dicembre 2011

Finalmente una serie nuova che mi piace: Revenge. A pensarci bene, ma neppure in maniera troppo sofisticata, è una serie tv che non ha nulla di originale. Ha una trama semplice come quella di una soap opera, così come personaggi e ambientazioni. Sono pazza allora? No, non credo. Soltanto, appena iniziata la ottava e ultima stagione di Desperate Housewives (per giunta STUPENDA), sento già la mancanza di un telefilm così: semplice, fruibilissimo anche in lingua originale, che non mi faccia tremare come American Horror Story (che comunque bisogno vedere perchè è figo, poco da dire), e abbastanza pepato da farti venir voglia di vedere la puntata dopo. Ecco, secondo me una serie tv, per esser ben fatta, deve avere queste caratteristiche. E Revenge le ha. Una ragazza (interpretata da Emily VanCamp, già vista in Brothers&Sisters), sotto falsa identità, torna nei luoghi del suo passato per vendicare la fine ingiusta della vita di suo padre e della sua felicità famigliare. A uno a uno tutti i protagonisti negativi della sua prima e vera esistenza, vengono colpiti e affondati. Forse, la pecca, è l’estrema e poco credibile facilità con cui una ragazzina che sembra Paris Hilton intelligente riesca a rovinare una trama, quella delle vite dei suoi nemici, alla vista assolutamente perfetta e incrollabile. Certamente non le andrà sempre bene, ed è per questo che consiglio di vederla, perchè secondo me riserverà delle sorprese. E poi, oh, è figo pensare di vendicarsi così fantasticamente con chi ti ha rovinato la vita, no? Almeno in tv, lasciamo che i buoni vincano, e per giunta alcuni anche davvero boni (vedi Jack Porter, interpretato da Nick Wechsler e Daniel Grayson, interpretato da Joshua Bowman). Dal 3o novembre è in onda il mercoledì sera su Fox Life alle 21. Buona visione.

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Karl Babbo Natale

24 novembre 2011

Cercando i migliori regali beauty del prossimo Natale, mi sono imbattuta in una collezione molto particolare che mi sento di segnalarvi in caso siate alla ricerca di qualcosa davvero chic e insolito. Designer for the Year per Sephora, il genio della moda imparentato ormai Chanel, Karl Lagerfeld, questo Natale non si è lasciato sfuggire infatti l’occasione di far parlare di sè (e di fare un po’ di soldi facili). Grazie alla sua make up collection natalizia appunto, in esclusiva proprio da Sephora, le fashion victim avranno un regalo in più da desiderare o da fare alle amiche. A partire dall’inutile, ma molto bellina, palla di vetro in cui campeggia al centro Karl innevato da pagliuzze dorate, fino alla palette di ombretti dai toni del blu a quelli dell’oro, fino alla pochette porta trucchi e agli smalti nero e oro, la collezione è molto glamour e punta moltissimo sul packaging, pezzi unici da collezione, personalizzati con l’inconfondibile silhouette dello stilista e la sua firma. Per i veri fanatici c’è pure un pupazzetto in tessuto che ritrae Lagerfeld, a voler esagerare. In vendita a partire dalla terza settimana di novembre si può trovare la collezione a prezzi nemmeno troppo esagerati:

Petite trousse KL 2011 15,90 euro
Smalti Kit Noel KL 2011 39 euro
Grande trousse KL 2011 25 euro
Boule paillettes KL 2011 25 euro
Palette Make up KL Noel 2011 35 euro

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Io tifo Charlize

28 ottobre 2011

Lei sarà pure Charlize Theron, ma nei panni di Mavis Gary la sua vita non è così facile come si penserebbe. Scrittrice di romanzi per adolescenti, divorziata da poco, Mavis torna nella sua città natia nel Minnesota dove, in passato, aveva raccolto grandi glorie. Peccato che oggi, al suo arrivo, nessuno sia lì ad aspettarla e a stenderle il tappeto rosso, soprattutto il suo fidanzatino del liceo che lei vorrebbe riconquistare. Questa la trama di Young Adult, il nuovo film dell’accoppiata vincente di Juno, Diablo Cody e Jason Reitman, già regista di Up in the air. Questa volta non è un’adolescente la protagonista, ma una donna adulta che vorrebbe rivivere la sua adolescenza e, almeno a giudicare dal trailer, altrettanto efficace. Peccato il destino non sia benevolo con lei: il suo ex è felicemente sposato e non sembra disposto a cedere alla sua beltà. Che sia la rivincita dei rapporti sani? Io dubito e, sinceramente, tifo per Charlize.
Per vedere questo film dovremo aspettare il 2012, ma intanto godetevi il trailer.

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This must be the ost

26 ottobre 2011

Potrebbe essere l’ennesimo fuoco di paglia, ma mi sono innamorata. Innamorata di un film, ma più ancora della sua colonna sonora e delle sue immagini che ti si appiccicano nella mente. This must be the place, il nuovo film di Paolo Sorrentino con Sean Penn nei panni di una ex rockstar bollita, non è una di quelle pellicole che tutti vogliono digerire. E’ il classico film che si odia o si ama, e io l’ho amato fino dal primo fotogramma. Colori, luci e suoni vincono qualsiasi resistenza rispetto alla indiscutibile lentezza del racconto, alla storia a tratti incomprensibile, così come incomprensibili, ma stupendi, alcune figure che appaiono anche solo per pochi secondi, ma che lasciano il segno come fossero personaggi chiave.
Non riassumerò qui la storia, perchè è meglio godersela anche a scatola chiusa, però desidero segnalare assolutamente la colonna sonora di questo film un po’ nostro e un po’irlandese, americano e francese. Una tracklist da paura (subito in testa alle più scaricate da iTunes), a partire proprio dalla canzone che dà il titolo alla pellicola, This must be the place dei Talking Heads, fino a Lay&Love dei The Pieces of Shit. Insomma da vedere e soprattutto, da sentire.

Questa la tracklist di This Must Be The Place:
1. “I’M COMING”, Gavin Friday Band
2. “LAY & LOVE”, The Pieces Of Shit
3. “OPEN UP”, The Pieces Of Shit
4. “CHARMAINE”, Mantovani & His Orchestra
5. “SPIEGEL IM SPIEGEL”, Daniel Hope, Simon Mulligan
6. “THIS MUST BE THE PLACE (NAÏVE MELODY)”, Trevor Green
7. “THIS MUST BE THE PLACE (NAÏVE MELODY) LIVE”, David Byrne
8. “GARDERMOEN”, Julia Kent
9. “HAPPINESS”, Jonsi & Alex
10. “ELIZA”, The Pieces Of Shit
11. “THE PASSENGER”, Iggy Pop
12. “YOU CAN LIKE IT”, The Pieces Of Shit
13. “ACHILLE’S HEEL: SECOND BOUNCE”, Brooklyn Rider
14. “IF IT FALLS IT FALLS”, The Pieces Of Shit
15. “THIS MUST BE THE PLACE (NAÏVE MELODY)”, Gloria
16. “EVERY SINGLE MOMENT IN MY LIFE IS A WEARY WAIT”, Nino Bruno E Le 8 Tracce
17. “THE SWORD IS YOURS”, The Pieces Of Shit

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E Carneficina sia

17 settembre 2011

Era tre quelli in lizza: Contagion, Super 8 e Carnage. Alla fine l’ha spuntata Roman Polanski (già apprezzatissimo a Venezia), ed è andata proprio bene. Carnage, a mio parere, è un film superbo: divertente (si ride davvero), recitato sapientemente, con un’ottima fotografia e una sceneggiatura dall’ironia trascinante. Tutto girato all’interno di un appartamento newyorkese, la storia ha inizio da una banale lite fra due ragazzini alla quale le rispettive coppie di genitori provano, incontrandosi, a porre rimedio. Kate Winslet, rigida consulente patrimoniale, e Christoph Waltz, avvocato senza scrupoli, sono i genitori del “pazzoide”  Zachary, che ha colpito l’amichetto con un bastone rompendogli due denti, Jodie Foster, donna colta e terzomondista, e John C. Reilly, gioviale commerciante di casalinghi, invece, sono madre e padre della presunta “vittima”, Ethan. Tutto comincia nella maniera più civile possibile, fra affettazione e sopportazione reciproca. Si beve caffè, si parla di bambini, di fiori, di torte, di lavoro, con voci flautate, pronte a inasprirsi, con sorrisi che presto si trasformano in ghigni. Poi, in men che non si dica, complice anche l’alcol, le coppie si lasciano andare alle rispettive nevrosi, problemi, ansie e reali modi di pensare la coppia, l’educazione dei figli e l’essere in generale. In un turbinio di battute, accuse e scleri vari, lo spettatore si ritrova a spalleggiare e annuire alle convinzioni di questo o quel personaggio, continuando a ridere di gusto. Una vera guerra al massacro: la guerra di una coppia verso l’altra, del rancore delle donne verso gli uomini, del sessismo maschile contro le donne definite “impegnate”. Ma anche una guerra all’interno delle stesse coppia in cui, di colpo, scoppiano rancori sempre taciuti. Scena top quella in cui Kate Winslet, la signora Cowan, vomita su un preziosissimo libro fuori catalogo dedicato a Oskar Kokoschka della signora Longstreet (Foster) che, finalmente, non si tiene più diventando letteralmente isterica. Tutti e quattro gli attori magnifici (difficile scegliere il migliore), una sceneggiatura eccezionale (di Polanski stesso e Yasmina Reza, autrice anche della pièce teatrale da cui è tratto il film, Il dio del massacro, pubblicato da Adelphi)  e che non lascia di certo indifferenti.

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Basta kitchen, per carità

16 settembre 2011

Da un paio d’anni a questa parte siamo invasi da una nuova categoria di star, o pseudo tali. Quelli che prima erano “cuochi”, oggi sono “chef”. Basta che uno stia in tv con un mestolo in mano e, automaticamente, ecco un nuovo chef dalle cui labbra pendere assorti. Sono la prima, lo ammetto, a esser cadua nella trappola dell’uomo fascinoso che ci sa fare dietro i fornelli, e magari non solo. Però ora basta! Canali e canali hanno velleità di insegnarci a cucinare, imitando questo e quell’altro che tagliuzzano, alla julienne ovviamente, mescolano, innaffiano (di vino o olio) e ammiccano verso la telecamera e verso di noi inermi sul divano che speriamo di imparare tutto a memoria, senza prendere un appunto o altro. Per chi come me ama davvero la cucina, la predica come un culto e la vive come un arte, è un po’ irritante vederla svenduta così. Vai in libreria e anche lì gli scaffali sono pieni di manuali di cucina. Se un tempo l’unica era la strapassata Suor Germana col suo calendario gastronomico, ora abbiamo Antonella Clerici, Benedetta Parodi (contesa ovunque per quelle due banalità che spara dalla sua cucina nel famoso Cotto e mangiato, e che è perfino diventato un pluri best seller), Alessandro Borghese, che ovviamente non poteva accontentarsi di esser arrivato da qualche parte perchè figlio di BB (non la Bardot, ma la Bouchet, ahi lui), Simone Rugiati, ex naufrago e dato per fidanzato di svariate famose donne dello spettacolo. Insomma, invasi anche dove si spererebbe di trovare ben altro.
Non paga, però (proprio perchè cavolo, a me il mondo gastronomico affascina davvero), l’altra sera ho voluto vedere le prime due puntate di Kitchen ConfidentialAvventure gastronomiche a New York, serial tv, nato dal romanzo scritto dallo chef (vero) americano Anthony Bourdain, e che racconta le vicende di un gruppo di cuochi capeggiati da Jack Bourdain, interpretato da Bradley Cooper, ispirato proprio alla figura di Anthony Bourdain. Speravo in una specie di Sex and the City al maschile e col grembiule (visto che il creatore è lo stesso), invece è una delle peggiori serie tv degli ultimi tempi. Ne spuntano come i funghi, ma così brutte e insipide non se ne vedono facilmente. Ora capisco perchè negli Stati Uniti l’abbiano interrotta dopo 4 puntate. Ma perchè Fox Life l’abbia voluta riproporre, essendo già andata in onda su Italia1 in passato (è del 2005), assolutamente nell’indifferenza generale, proprio non me lo spiego.
A questo punto mi tocca aspettare con ansia Master Chef

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Portogallo dreaming

11 settembre 2011

Lisbona

Potrebbe essere il primo post di una lunga serie, oppure rimanere un caso isolato questo desiderio di raccontarvi la mia vacanza estiva. Fatto sta che, consigliando vivamente questo viaggio portoghese, vi racconto 7 giorni meravigliosi: da Porto a Lisbona, tutto d’un fiato.
Giorno1
Siamo partiti, io, Lollo e Anna, il pomeriggio del 14 agosto (giorno del mio compleanno) con un volo in ritardo di un’ora della Tap (compagnia di bandiera portoghese) da Malpensa: ritardo e aspetto scandalosamente poco sicuro dell’aereo a parte, siamo giunti felicemente all’aeroporto di Oporto dove, arrivate molto velocemente le valigie, abbiamo ritirato (iniziando a farci un’idea dell’assoluta lentezza e disorganizzazione portoghese) in circa 75 minuti la nostra auto noleggiata con Guerin. Prima nota dolente della vacanza: Fiat Punto Evo pagata come l’oro assolutamente inadatta alle continue salite e discese del paese più irregolare del mondo. Compagnia di noleggio pessima, per giunta.  Quindi, se potete, noleggiate con altri e non accettate la Evo. Abbiamo comunque alla fine raggiunto il Residencial Faria Guimarães (wi fi gratis) in Rua Faria Guimarães 179, il nostro alberghetto dignitoso ed economicissimo, molto vicino al centro città. Lo consiglio sicuramente per la posizione, il costo, la pulizia e la gentilezza del personale, un po’ meno per il bagno che avevamo noi in camera che, nel nostro caso, era tipo stato ricavato in un ex armadio secondo me, quindi era piccino e non comodissimo, ma per una notte e per quello che abbiamo speso, direi che non ci si può proprio lamentare.
Porto è una città romanticamente decadente, piuttosto lugubre (non c’era un gran bel tempo quando siamo arrivati noi, e forse questo ha contribuito) e che rispecchia in pieno la saudade portoghese. La domenica poi era tutto, e dico tutto, chiuso, quindi difficile anche analizzare. Perciò anche tutti i ristoranti raccomandati avevano la serranda abbassata e non posso consigliarvi quello dove siamo finiti noi, tal A Brasileira, dove abbiamo mangiato decisamente male, nonostante la solerzia del cameriere e l’impegno del pianista che animava il locale che mi ha cantato in tutte le lingue possibili “Tanti auguri”.
Giorno 2
Il 15  abbiamo ancora dedicato la mattinata a Oporto, girovagando e pranzando nella zona “al di là del ponte”, dove ci sono tutte le cantine del famoso e omonimo vino. Purtroppo, essendo ferragosto, anche qui con le aperture non abbiamo avuto fortuna, e le cantine le abbiamo apprezzate da fuori. Per il pranzo abbiamo scelto Bacalhoeiro, un ristorante dove abbiamo mangiato spiedini di pesce piuttosto buoni, ma non molto caldi, e decisamente non imperdibili. Molto bello però il locale che ha alcuni tavolini fuori, proprio sulla strada, e un locale interno molto curato dove abbiam mangiato noi.
Lasciato Porto, ci siamo diretti verso la nostra seconda tappa: Braga, una bella cittadina un po’ più a nord. Qui abbiamo visitato la cattedrale , i vicoletti del centro, il giardino botanico alle spalle della biblioteca, ma soprattutto abbiamo assaggiato per la prima volta una delle cose più buone  da mangiare in Portogallo: i pastéis de nata, altrimenti chiamati pastéis de Belém, luogo in cui sono nati, ma davvero buoni anche qui. Per la cena poi abbiamo scelto un grazioso bistrot: la taperia Palatu in rua Dom Alfonso Henriques 35, dove abbiamo bevuto sangria e assaporato un altro dei piatti tipici portoghesi: un pasticcio d’uovo con asparagi e dadini di prosciutto affumicato, una vera delizia per una modica cifra. Qui buono anche il caffè. La notte l’abbiamo trascorsa nell’hotel Dom Vilas (wi fi gratis), un modesto, ma dignitosissimo, alloggio. Camera grande e pulita, arredo spartano, così come la colazione, ma comunque consigliabile.
Giorno 3
Il mattino del 16 abbiamo visitato il Santuario do Bom Jesus do Monte che si trova a 7km da Braga, ma vale decisamente la pena. Essendo un po’ in montagna fa un po’ più freschino e si deve fare una bella salita per raggiungerlo, ma il belvedere è davvero meritevole. Lasciato il santuario siamo partiti alla volta di Guimaraes, una cittadina nel distretto di Braga, dove abbiamo visitato il Paço dos Duques de Braganç (scambiandolo involontariamente per il più famoso, e credo meritevole, castello), costruzione gotica che ormai ha decisamente poco della bellezza originale, e la chiesa di Nossa Senhora de Oliveira, proprio in centro città. Cittadina carina, ma giusto una tappa di passaggio per arrivare nel pomeriggio a Coimbra. La città di Coimbra è famosa per la sua Università, fondata nel 1290, fra le prime in Europa e decisamente la main attraction del luogo. Ad oggi è il maggior centro universitario del paese anche se fu in realtà fondata a Lisbona e trasferita a Coimbra poi nel 1537. Da allora ha avuto fra i docenti i maggiori intellettuali e artisti europei e questo le ha dato fama facendola assurgere a centro universitario di eccellenza.  Altra eccellenza del luogo è di certo il ristorante Ze Neto (R. Azeiteiras 8), dove ho mangiato il miglior agnello della mia vita, così come dolci da vero capogiro. C’è sempre molta gente, quindi è bene armarsi di pazienza, che viene poi ripagata dalla qualità del cibo, dalla gentilezza dei proprietari e del conto assolutamente onesto. Siamo usciti con la convinzione che valga la pena passare da Coibra anche solo per cenare qui. Da provare. La notte  l’abbiamo tascorsa all’hotel Dona Inês (no wi fi gratis, davvero brutto gesto), non male a livello di colazione, piuttosto abbondante, ma pessimo per quel che riguarda il personale e le stanze: decisamente piccole, soprattutto per noi che eravamo in 3. Dovessi tornare, cercherei altrove.
Giorno 4
Lasciata Coimbra, siamo partiti alla volta di Tomar, cittadina pittoresca, dove abbiamo visitato il bellissimo Convento dell’Ordine di Cristo (visita di circa 90 minuti, ma ne vale la pena), il centro storico e il lungo fiume (davvero ben fatto) e la sinagoga, che consiglio giusto se vi ci imbattete passeggiando a caso nei vicoletti cittadini perchè non è nulla di che. Pranzo pessimo in un ristorante italiano segnalato anche sulla nostra Lonely Planet, ma davvero senza motivo. Non mi ricordo nemmeno il nome, ma rifuggete da tutto ciò che dovrebbe esser italiano e fermatevi in un baretto a caso, avrete di certo più soddisfazione. Ripresa la nostra Evo, siamo poi giunti a Fatima, dove abbiamo fatto tutto ciò che si deve, e cioè acceso i ceri, pregato nella chiesa vecchia e in quella nuova, risparmiandoci solo il percorso d’espiazione sulle ginocchia dall’uno all’altro edificio. Per chi crede, un giro val la pena di farlo in questo luogo di culto, per chi non crede invece, ritengo sia comunque un’esperienza da fare, soprattutto se decidete di soggiornare come noi in un albergo a 4 stelle super lusso. Il motivo della scelta esosa? Abbiamo approfittato di una offertona booking.com che offriva questo albergo praticamente sulla piazza centrale a un terzo della cifra di listino: hotel Santa Maria, consigliatissimo. Per la cena, però, ci siamo trasferiti a Leiria, cittadina a una mezz’ora da Fatima, perchè a Fatima non c’è davvero nulla. Qui abbiamo cenato in un gran posto che consiglio vivamente: Mata Bicho, nella piazza principale. Una specie di bistrot, unito a un carinissimo localino notturno, dove si mangiano vere prelibatezze (tipo un formaggio simil gorgonzola con dei mini fichi da leccarsi i baffi) e si beve davvero bene, sempre a una cifra contenuta. Consigliatissimo.
Giorno 5
Lasciata la città dell’apparizione e dei segreti, verso ormai Lisbona, ci siamo fermati prima a Alcobaça, dove abbiamo visitato il fantastico Monastero di Santa Maria (visita un’oretta circa) e gustato un’altra delle prelibatezze del Portogallo: una cornucopia, tipo di pasta di frittella, alla crema d’uovo e cannella. Qualcosa di eccezionale. Altra tappa pre Lisboa, ci siamo fermati a Obidos, un gioiellino di cittadina, molto simile a un paesino greco, sui toni del bianco e blu, casette colorate e baretti contornati di fiori, davvero bella. Qui abbiamo pranzato mangiando frittata di gamberi alla Adega do Ramada, sotto le mura in Travessa Josefa d’Obidos. Ottima. Nel tardo pomeriggio poi, siamo giunti a Lisbona. Trovato il nostro hotel (As Lisbona, wi fi gratis e metro proprio all’uscita, qundi comodissima), che sembrava molto più un motel, abbiamo preso la metro per il centro (Rossio) e abbiamo iniziato a vedere le zone più turistiche e comunque imperdibili, fra cui Praça da Figueira, Praça do Comércio, Rua Augusta, Elevador de Santa Justa, Praça Marquês de Pombal per poi andare su al Barrio alto e cenare. Abbiamo scelto un ritorante che ci hanno consigliato due amici conosciuti a Coimbra e che vale decisamente la pena, A Camponesa de Santa Catarina (rua merechal saldanha 23), dove abbiamo bevuto un ottimo vino e mangiato un tonno divino, per non parlare del dulce de leiche, il più buono che io abbia mai mangiato. Da provare. Il dopo cena è stato trascorso fra una tequila e l’altra nei fantastici baretti del barrio dove si beve tanto e si paga poco. Unica pecca sono le gambe estremamente pesanti che uno si deve trasciare poi in giro il giorno dopo in una città che è tutta una salita e discesa.
Giorno 6
Il secondo giorno lisbonese abbiamo deciso di iniziare la visita della città partendo dal Castelo de São Jorge da cui si vede tutta la città e per arrivarci, essendo posto sopra il quartiere dell’Alfama, bisogna fare parecchia strada in salita. Si può anche prendere uno dei fantastici trammini che portano quasi fino al castello, passando dal Miradouro de Santa Luzia, imperdibile. Il castello comunque bello, vale la pena visitarlo per vedere Lisbona dall’altissimo e anche per il periscopio installato su una torre che permette di ammirare un panorama molto particolare della città. Scesi dal castello, abbiamo deciso di visitare il quartiere Expo, il più moderno di Lisbona, nuovissimo perchè nato intorno al 1998, anno appunto dell’esposizione internazionale. Da qui parte il ponte più lungo d’Europa, quello di Vasco da Gama, con i suoi 17,2 km di lunghezza, e vi sono diverse strutture e musei fra cui l’oceanografico e il museo della scienza. La sera poi, abbiamo deciso di andare a cena sul mare, a Cascais, cittadella a una mezz’ora da Lisbona (poi noi ci abbiamo impiegato circa 1h e 30 min ad arrivare perchè, causa festival estivo, c’era tutto il mondo a Cascais quella sera). Lì abbiamo cenato in un bel posticino, all’Apeadeiro, sull’Av. Vasco da Gama 252, dove abbiamo gustato la tipica picanha, la carne alla griglia brasiliana/portoghese, tagliatelle ai gamberi e Martini, Porto di ottima qualità e cheesecake ai lamponi, come sempre stando sulla ventina di euro a testa. Visti anche i fuochi d’artificio sul mare, siamo tornati poi in hotel.
Giorno 7
Finalmente è arrivato il giorno di Belem e dei suoi tipici Pasteis, qualcosa di assolutamente godurioso e buonissimo. Dopo aver visitato la cattedrale di Belem, con annesso monastero (Monastero dos Jerónimos), molto bello, ci siamo fiondati a far colazione alla Antigua Confetaria de Belem, in rua de Belem 84, dove abbiamo assaporato seduti a un tavolino in una delle mille sale interne della pasticceria, i nostri pasteis caldi e croccanti, spolverati di cannella e zucchero. A farci compagnia poi, Simone, un ragazzo che abbiamo conosciuto lì che ci ha raccontato storie bellissime su Lisbona e il Portogallo, allietandoci la degustazione e dandoci molti consigli su come godersi al meglio la città. Tornati in centro abbiamo deciso di buttarci fra gli strordinari vicoli dell’Alfama, il quartiere più antico e suggestivo di Lisbona. Qui non c’è un percorso da seguire, ogni vietta ha il suo bello e val la pena di lasciarsi guidare unicamente dall’istinto. Tornando in hotel abbiamo poi percorso la famosa avenida da liberdade, dove purtroppo però tutti i negozi fashion erano chiusi, nonostante fosse sabato pomeriggio, ma probabilmente erano ancora chiusi per ferie. La nostra ultima sera l’abbiamo passata girando ancora per i più famosi quartieri del centro, Baixa, Rossio, Piazza del commercio, fino al Barrio Alto, dove abbiamo cenato in un ristorante fantastico, mangiando una delle cose più buone della vacanza a mio giudizio: la salsiccia di bacalhau (alhei bacalhau), e cioè una vera salsiccia, ma con all’interno il pesce e non la carne come siamo soliti mangiarla noi. Abbiamo anche bevuto il vino verde Alvarinho, altra particolarità del luogo e assaggiato diverse altre specialità, fra cui il riso dolce al latte e cannella. Per godere di tutte queste prelibatezze: Patanisca Catrarisca (on line sembra che il ristorante non ci sia, ma vi giuro che è questo il suo nome), rua da rosa 151. Il personale è gentilissimo, assolutamente portoghese come la sua cucina, da provare. Così si è conclusa la nostra meravigliosa vacanza on the road e che, grazie alla splendida compagnia dei miei amici Anna e Lollo, non dimenticherò mai. Un grazie anche a tutte le persone che abbiamo incontrato sul nostro cammino, di molte delle quali non so nemmeno il nome, ma che hanno contribuito a rendere ancora più speciale il nostro viaggio con consigli, pareri e anche solo 4 chiacchiere fra italiani.

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L’inspiegabile acchiappo di Marc Anthony

1 settembre 2011

Premonizioni?

Mentre ero in vacanza ho saputo che Jennifer Lopez e il marito Marc Anthony, in crisi pare già da tempo, hanno deciso di mettere fine al loro matrimonio. Ora che ho potuto leggere bene la notizia apprendo che:
- Il motivo della separazione sarebbe la RELAZIONE EXTRA CONIUGALE di lui, ribadisco DI LUI, con la moglie di Will Smith (che ha smentito qualsiasi voce di crisi), Jada Pinkett, colleghi sul set del loro show HawthoRNe. Dopo la fantastica, c’è da ammetterlo, JLo, il buon Anthony avrebbe quindi acchiappato un’altra fra le donne più apprezzate che ha un marito da far invidia a chiunque. MAH!
- Il motivo della separazione sarebbe SCIENTOLOGY. La Lopez, seguace troppo accanita, vorrebbe a tutti i costi mandare i figlioletti in una scuola della setta e il marito non sarebbe d’accordo al punto da chiudere la relazione. Questo, almeno, dice il Daily Mail…
- Il motivo della separazione sarebbe il SEX TAPE che uno degli ex mariti di JLo, Ojani Noa , mminacciava di rendere pubblico e Marc Anthony, non essendo nemmeno la prima volta che un video hard con protagonista la moglie passa di mano in mano, si sarebbe stufato. Già in passato, infatti, la Lopez era apparsa “impegnata” con il rapper e suo ex fidanzato P Diddy.
- Il motivo della separazione sarebbe WILLIAM LEVY, il sexy attore cubano protagonista con la cantante del video I’m into you. Una scappatella che avrebbe minato definitivamente la relazione.
- Il motivo della separazione sarebbe la scoperta di JLo di DEBITI milionari che il marito le avrebbe tenuti segreti.
Beh, che dire, qualcun altro vuole avanzare simpatiche ipotesi?

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Beyoncè meglio di Bin Laden

1 settembre 2011

Vero o finto?

Beyoncè è incinta! Ma questo ormai lo sanno anche i sassi. Quello che forse non sapete è che la notizia, appena uscita, ha scatenato i twitteriani al punto che i cinquettii sulla gravidanza sono stati 8868 al secondo, molti più, ad esempio, di quelli scatenati dalla morte di Bin Laden. Impressionante, no?
Ora si specula sulla data in cui il piccolo Jay-Z, o la piccola B, verrà al mondo. Kelly Rowland, ex Destiny’s Child, e molto amica della collega, ha detto la sua a Us Weekly: “Beyoncè sarà una madre strepitosa, ha preso molto dalla sua e le verrà tutto molto naturale”, aggiungendo di sapere della gravidanza “da abbastanza tempo”. Alcuni sostengono sia incinta da tre mesi addirittura, quindi la data del parto si aggirerebbe intorno a febbraio 2012. Ad avvallare l’ipotesi anche il fatto che il tour mondiale del marito finirà, forse non a caso, a dicembre, giusto in tempo per esserle accanto l’ultimo e imprevedibile mese.
La cosa più pazzesca sono però le voci che sostengono che Beyoncè non sia affatto incinta, e che il pancione mostrato orgogliosamente agli MTV VMAs, sia fintissimo. Ma possibile cotanto? Io non voglio credere alla “cospirazione” del pancione!

 

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