McDonald’s presenta McItaly

L’occasione per conoscere da vicino McDonald’s e il suo regno tanto chiacchierato – spesso erroneamente – è avvenuta pochi giorni fa, quando, insieme ad altri “colleghi” blogger, sono stata invitata alla presentazione di due nuovi panini, il McItaly Chianina e il McItaly Marchigiana. Dopo il successo dello scorso anno di Gran Chianina e Gran Piemontese, tornano le eccellenze italiane nel panino: carne 100% Chianina e 100% Marchigiana da Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP si accompagnano a ingredienti certamente inusuali nelle proposte del fast food più famoso al mondo, come la salsa ai peperoni al posto del classico ketchup o il songino al posto della solita fetta di iceberg.

McItaly Chianina

McItaly Chianina

 

McItaly Chianina
Disponibile dal 27 novembre
Ingredienti: pane tipo tartaruga, hamburger di carne 100% Chianina, salsa ai peperoni, scamorza affumicata, rucola, cipolla fresca

McItaly Marchigiana

McItaly Marchigiana

McItaly Marchigiana
Disponibile dal 18 dicembre
Ingredienti: pane tipo tartaruga, hamburger di carne 100% Marchigiana, salsa al pomodoro e basilico, mozzarella, songino

Nonostante sia stato decisamente interessante vedere nascere dalle mani di Paola Bogataj, responsabile dei menu e delle ricette di McDonald’s, questi due nuovi panini buonissimi – li ho provati e quello con la Chianina soprattutto l’ho amato subito – ancor più curioso è stato poter entrare nel mondo McDonald’s visitando le celle frigorifere dove tutti gli alimenti vengono congelati per una questione di igiene – anche la carne che viene cotta da surgelata con apposite griglie iper automatizzate- poter mettere piede nelle cucine tecnologicissime dove un segnale acustico ricorda, almeno una volta all’ora, ai dipendenti di lavarsi le mani, mentre un altro suono indica che gli ingredienti come pomodori e cetrioli esposti all’aria devono essere sostituiti perché hanno raggiunto il tempo massimo di esposizione consentito, o la vasca dell’olio dove vengono fritte le patatine che al raggiungimento di saturazione si blocca fintanto che l’olio non viene sostituito senza possibilità di manomissioni manuali.
Direi che sono ottime accortezze che garantiscono una qualità secondo me più che decente per mangiare da McDonald’s con assoluta serenità per la propria salute e sicuramente superiore a quella di molti altri ristoranti o bar dove non ci stupiamo di mangiare menu completi a 12€ o pesce in modalità “all you can eat” a 24.
Partecipando a questo evento ho ricevuto alcune critiche, in particolare un cuoco che stimo ha scritto sulla mia bacheca di FB che non dovrei promuovere il “cibo spazzatura”. Io, infatti, non promuovo nulla: sono stata invitata a conoscere un nuovo prodotto e una filosofia commerciale e sono rimasta felicemente colpita da quello che ho visto e assaggiato. McDonald’s è un fast food che propone menu completi a meno di 10€ cercando di offrire prodotti di qualità, come questi due nuovi panini, avvicinando a un certo tipo di cucina più ricercata anche chi solitamente ne è lontano.
Io credo, prima di tutto, che si debba dare il giusto peso alle cose e non pretendere più del dovuto da un fast food, chiaramente fruendone in maniera responsabile e facendo attenzione a ciò che si mangia – questo però proprio in generale. Detto ciò, io una volta ogni tanto da McDonald’s ci vado e dal 27 novembre non mi farò sfuggire McItaly Chianina.
I prezzi, chiaramente per le diverse materie prime utilizzate, sono un po’ più alti del nomale, ma congrui al brand.

McItaly Chianina e McItaly Marchigiana saranno disponibili in diverse combinazioni menu:

  • Panino à la carte: €6,00
  • McMenu Classic (Panino + patate medie + bibita media 0,4L): € 8,50
  • McMenu (Panino + patate grandi + bibita grande 0,5L): € 9,10

A voi la scelta.

Slow Food e Davines insieme per i nostri capelli

davines-essential-haircare-slow-food

Finalmente posso parlare nello stesso post dei miei due argomenti preferiti: bellezza (dei capelli in particolare) e cibo di qualità.
Davines, in assoluto la mia marca di prodotti hair care preferita, rinnova Essential, la sua linea di punta, grazie alla partnership con Fondazione Slow Food per le Biodiversità Onlus. 25 prodotti, suddivisi in nove famiglie in base alla specificità di utilizzo, per tutelare altrettante biodiversità scelte fra i 400 presidi Slow Food esistenti in tutto il mondo.

Le nuove formulazioni Essential Haircare, prive di solfati e parabeni, racchiuse in packaging a Impatto Zero (progetto di LifeGate che compensa le emissioni sviluppando e tutelando le foreste del Madagascar), realizzano un nuovo obiettivo verso l’ambiente selezionando attivi provenienti da colture italiane presidiate da Slow Food che con il suo apporto contribuisce a mantenere in vita varietà vegetali a rischio di estinzione.

Da qui la nascita della famiglia di prodotti MINU che, arricchita con Boccioli di Cappero di Salina, illumina e protegge i capelli colorati.
L’estratto, ricco di polifenoli che svolgono un’azione protettiva del capello, proviene dai capperi della fattoria di Salvatore D’Amico di Leni, Isola di Salina (Me). La linea si compone di shampoo, conditioner, hair mask e hair serum.

MINU davines slow food

I prodotti della famiglia NOUNOU, per capelli aridi o sfruttati da trattamenti come decolorazioni o stirature, si basano sull’estratto di Pomodoro Fiaschetto di Torre Guaceto (Br) prodotto dalla fattoria Calemone di Mario di Latte di Serranova di Carovigno. Questa particolare varietà di pomodoro è ricco di carboidrati e proteine dal forte potere nutritivo e di vitamina C dall’azione antiossidante. Nella linea shampoo, conditioner e hair mask.

NOUNOU davines slow food

Nei prodotti MOMO, la mia preferita, per capelli secchi e disidratati, c’è l’estratto di Melone Giallo Cartucciaru di Paceco, ricco di acqua, vitamine e sali minerali. I semi di melone giallo da cui viene l’estratto arrivano dalla fattoria di Francesca Simonte di Dattilo (Tp) e per preservare il presidio, una volta ottenuto l’estratto, vengono a lei rimandati e ripiantati. Della linea shampoo, conditioner e hair potion, crema idratante senza risciacquo che, credetemi, cambia l’aspetto dei vostri capelli – prodotto must have.

Estratto di Sedano rosso di Orbassano nella famiglia di prodotti DEDE per uso quotidiano. Ricco di sali minerali il sedano rosso arriva dalla fattoria di Giancarlo Doriano Pozzatello di Orbassano, appunto. Shampoo, conditioner e hair mist, conditioner spray senza risciacquo, compongono la famiglia.

DEDE davines slow food

LOVE CURL per capelli ricci o mossi è con estratto di Mandorla di Noto, la più ricercata dai pasticceri di tutto il mondo, che arriva dalla fattoria di Carlo Assenza di Noto. Ha un’azione elasticizzante e volumizzante. Della famiglia LOVE, shampoo, conditioner e curl cream, siero senza risciacquo per definire al massimo i ricci.

LOVE SMOOTHING per capelli crespi e indisciplinati sceglie l’estratto di Oliva Minuta, ricco di acidi grassi e vitamine, soprattutto vitamina E, dal potere addolcente. Questo presidio arriva direttamente dalla fattoria di Carmelo Messina di Ficarra (Me). Oltre allo shampoo e al conditioner, hair smoother, crema anti crespo senza risciacquo.

LOVE davines slow food

Prodotto buono per qualsiasi tipo di capello, lo shampoo SOLU, con estratto di Grano Saraceno della Valtellina, proveniente dalla fattoria di Patrizio Mazzucchelli di Teglio (So), è ricco di anti ossidanti e minerali.

I capelli lunghi non possono fare a meno dei prodotti MELU, shampoo, conditioner e hair shield, schermo termo protettivo verso piastre e phon. In questi prodotti Semi di lenticchia di Villalba (Cl) della fattoria di Francesco di Gesù. Questa lenticchia si caratterizza per un elevato contenuto di ferro e proteine, ideali per nutrire e riparare il capello.

Ultima famiglia VOLU, per capelli fini e privi di corpo con estratto di radice di Rapa di Capruana dalla fattoria di Donatella Ferraris di Capruana (Cn), ricco di minerali dona volume e sostegno ai capelli. Shampoo e hair mist, spray senza risciacquo, compongono la famiglia.

Scopri di più sul sito Davines.

Davines-Essential slow food

Innamorarsi di Istanbul in 4 giorni

Istanbul

Istanbul non si conquista: perché è lei la vera conquistatrice. Esiste solo un modo per impadronirsene. Lasciarsene impadronire.

Istanbul, Franco Cardini

  Quattro giorni, si sa, non sono mai abbastanza per conoscere davvero una città, fosse anche la più piccola. Quando la città è Istanbul, con i suoi 14 milioni di abitanti, poi, è pressoché impossibile, ma ci si può innamorare di lei incondizionatamente. Se decidete di fidarvi di questo racconto e prenotare una vacanza per la città più europea dell’Oriente, ecco alcuni consigli pratici che mi sento di dare. Esistono due compagnie aeree che volano da Milano a Istanbul: la Pegasus Airlines, compagnia low cost con partenza da Bergamo e arrivo all’aeroporto secondario Istanbul Sabiha Gokcen, oppure la compagnia di bandiera turca, la Turkish Airlines, fra le migliori in Europa, che parte da Malpensa e arriva a Istanbul Ataturk, ottimamente collegato al centro città. Io e i miei cinque compagni di viaggio abbiamo optato per quest’ultima soluzione e con 260€ siamo partiti alle 8.30 del mattino del sabato e siamo rientrati alle 23 del martedì sera, perdendo quindi giusto una mezza giornata iniziale di vacanza. Si paga leggermente di più, ma le combinazioni orarie che si possono scegliere sono tantissime e si gode di un ottimo servizio a terra e a bordo – non vedevo un menu per la scelta del pasto sull’aereo da anni, mi sono quasi commossa. Istanbul essendo una città gigantesca offre migliaia di possibilità per alloggiare e ancor di più per mangiare. Dopo una scrupolosa ricerca abbiamo deciso di prenotare al Taximist Hotel, vicinissimo a piazza Taksim, una delle principali della “parte nuova” della città, Beyoglu, quartiere vivissimo e perfetto per cenare la sera e adatto allo shopping di giorno – lontano soprattutto dalle principali moscheee della città che alle 5 del mattino prevedono la prima preghiera con conseguente richiamo del muezzin dall’autoparlante. Questo piccolo hotel è stata una scelta azzeccatissima: personale gentilissimo, presente 24/24h, camere carine, luminose e dotate di bagno privato con mega doccia, set di cortesia, tv e mini bar. La colazione era inclusa nella nostra tariffa e assolutamente accettabile come proposta, sebbene modesta. Unica pecca, ma che non mi farebbe cambiare idea sulla scelta, è che le pareti dell’hotel sono sottili e un po’ di macello, soprattutto nella notte fra il sabato sera e la domenica, si è sentito. Tutta la città poi è molto rumorosa fino a notte fondissima, quindi anche le migliori finestre non fanno miracoli contro feste, musica e clacson senza posa – io ho dormito, comunque, quindi si può fare. Nonostante fosse novembre, 8-11, siamo stati particolarmente fortunati a livello meteorologico. Quattro giorni di sole e temperature sopra i 20 gradi sempre, tanto che giravamo con abbigliamento leggero, pranzavamo all’aperto e anche di sera abbiamo goduto di aperitivi e drink dopo cena con vista mozzafiato dalle splendide terrazze tipiche della città sempre all’aperto. Insomma, per godersi appieno i colori di Istanbul e i panorami impagabili, meglio scegliere la primavera o l’estate per non doversi affidare alla fortuna come abbiamo fatto noi – anche perché il sole in questo periodo cala molto presto e alle 16.30 è già sera.

Istanbul

Suleyemaniye Camii, Istanbul

Fatte queste considerazioni pratiche, ecco i posti da non perdere che elenco seguendo il nostro itinerario di viaggio: PRIMO GIORNO: se come noi optate per un hotel nella parte nuova della città, dopo aver posato le valige si può iniziare a scoprire il quartiere di Beyoglu davvero bello e variegato scendendo verso il mare attraverso Istiklal Caddesi, un po’ il Corso Buonos Aires di Istanbul, ma mille volte più incasinato da luci, rumori e persone in ogni dove. Giunti quasi alla fine del corso è necessaria la “tappa tramonto” da godersi dal 360, forse il bar più famoso della città, con la sua splendida vista dalla terrazza all’aperto e l’arredamento moderno e accattivante. Da qui si gode del sole che scende dietro le moschee di Sultanahmet, che appena buio sono meravigliosamente illuminate e stagliate sullo sfondo blu della notte che scende veloce. Stupefacente. Da qui noi siamo scesi poi verso al Torre Galata e abbiamo gironzolato nelle viuzze intorno, davvero carine e bohemien con bar e negozi interessanti. Consiglio la tappa da Aponia, negozio di tshirt e varie, molto hipster come piace tanto a noi milanesi. Arrivata l’ora di cena ci siamo diretti in Minare Sokak, la via che ospita una serie di ristoranti e bar stupendi e dove c’è anche Antiochia, il piccolo, ma curatissimo, locale con cucina anatolica che avevamo già prenotato da casa (meglio sempre assicurarsi un tavolo con anticipo nei ristoranti che volete provare). Che dire: meze gustosi (i meze sono gli antipasti tipici turchi che si trovano, diversi, ovunque), piatti principali super saporiti e dessert tipici in un ambiente davvero piacevole. Personale gentilissimo e non si spende, bevendo birra e mangiando almeno 3 portate, più di 20€. Prima di ritornare all’hotel consiglio un giro nelle vie intorno e magari un ultimo bicchiere della staffa in uno dei moderni bar che il sabato sera vanno avanti a lavorare fino a tardi – cosa che non accade la domenica quando alle 23 chiude tutto. SECONDO GIORNO: visto che il lunedì non è tutto visitabile, la domenica è stata scelta per andare a Sultanahmet, il quartiere delle moschee e dei bazar. Appena giunti nella parte vecchia di Istanbul siamo stati subito alla Moschea Blu, pazzesca da fuori, bella dentro, ma meno imponente di quello che ci si possa immaginare. Seconda tappa Aya Sofya, ex moschea ora trasformata in monumento, assolutamente imperdibile. Prima di pranzo, poi, rigenerati da un’ottima spremuta di melograno fatta al momento dai venditori ambulanti, siamo stati alla Cisterna Basilica, la più grande cisterna di epoca bizantina esistente in città, un palazzo sotterraneo adibito a riserva d’acqua, oggi casa di centinaia di gigantesche carpe. Molto suggestivo. Per pranzo abbiamo optato per uno storico locale famoso per le sue pide, la pizza turca servita per lo più con pollo e agnello, e siamo stati da Hocapasa Pidecisi, Hocapasa Sok. No.19. L’impatto forse è un po’ forte in una via all’apparenza super turistica e non proprio raccomandabile, ma la “pizza” era buona e siamo stati molto bene mangiando ai tavolini all’aperto. Il pomeriggio è stata la volta del palazzo Topkapi, quella che fu la sede dell’impero ottomano. Preparatevi a camminare un bel po’, la struttura è gigantesca e servono almeno 3 ore per girare palazzo e harem, ma state attenti che chiude alle 17 (l’harem addirittura alle 16), quindi fate bene i conti – noi li abbiamo fatti male e non siamo riusciti a entrare all’harem. Usciti dal mega palazzo ci siamo diretti, passando per il porto e superando a piedi il ponte che divide le due sponde della città, di nuovo a Beyoglu per andare a fare un necessario e rigenerante aperitivo al Robin’s, locale con terrazza panoramica, proprio di fronte alla Torre Galata. Vista pazzesca in un posto che se ci fosse a Milano bisognerebbe prenotare con settimane di anticipo. Dopo l’obbligatoria tappa in hotel per recuperare le energie, siamo stati a cena in uno dei locali più in voga della città: Meze by Lemon Tree. Posto molto carino, abbiamo mangiato benissimo – meze uno più buono dell’altro (tranne le alghe, che si potevano non prendere) e modica cifra per il tenore del locale: €26 per 3 portate e birra. Verrei sempre a cena a Istanbul…

I meze al Meze by Lemon Tree, Istanbul

I meze al Meze by Lemon Tree, Istanbul

TERZO GIORNO: Essendo i bazar chiusi la domenica, il lunedì siamo ritornati a Sultanahmet per visitare Gran Bazar e Bazar delle spezie. Divertenti e affollatissimi, non si posso perdere per fare ottimi affari e portarsi a casa le tipicità della città. Da non perdere anche le due moschee che in assoluto a noi sono piaciute di più: la piccola e “segreta” Rustem Pasa  Camii, un vero gioiello adornata da splendide piastrelline di ceramica, e la imponente Suleyemaniye con i suoi giardini e i suoi colori. Fatte anche queste due tappe “religiose” finalmente era ora del pranzo e abbiamo scelto di provare quello che è definito il miglior kepap della città all’Hamdi Restaurant. Forse il kepap non è poi così memorabile, o almeno fra noi i pareri sono stati discordanti, ma la vista di cui si gode mangiandolo vale il prezzo del pranzo (basso comunque, credo non sopra i 12€). Essendoci arrivati un po’ tardi, abbiamo finito di pranzare che era quasi ora del tramonto e da qui è stato eccezionale con il sole che scendeva dietro le moschee e sul porto con la Torre Galata illuminata dai raggi. Vale la pena. Nelle restanti ore del pomeriggio siamo tornati a Beyoglu alla scoperta dei graziosissimi quartieri che si estendono fra Istiklal (la via dello shopping) e il mare: Cukurcuma e Cihangir, con i loro bistrò e i negozi di abbigliamento vintage e antiquariato, praticamente una piccola Parigi che noi abbiamo letteralmente adorato. Consiglio una pausa merenda al Caylak Cafè (Kuloglu Mahallesi Agahamami Sokak No:24/A), il bar che mi manca a Milano. Per la cena abbiamo voluto provare un’esperienza veramente istanbuliota, ma non tutti noi sono stati felici (io sì) e abbiamo prenotato in una caotica e autentica taverna tradizionale: Cukur Meyhane (TurnacIbasi Caddesi Kartal Sokak No.1/A Galatasaray | Beyoğlu), dove abbiamo mangiato altri meze e una serie di piattini di pesce davvero particolari circondati da gatti, caos, praticamente in uno scantinato adibito a sala ristorante – può non piacere, ma è da provare secondo me. Essendo l’ultima sera abbiamo deciso di chiudere con il botto andando a bere sulla terrazza di uno dei locali più lussuosi della città, il Mikla, conosciuto anche e soprattutto per il suo rinomatissimo ristorante (magari la prossima volta ci ceniamo pure). Anche questa volta essendo il clima mite abbiamo bevuto all’aperto godendo di una vista senza pari su Sultanahment e le moscheee. Qui i prezzi dei cocktail sono milanesi, fra i 10 e i 12€.

ceramiche istanbul

Ceramiche di Iznik, Rustem Pasa Camii

QUARTO GIORNO: Ultimo giorno dedicato alla crociera sul Bosforo che era giusto fare, ma onestamente è molto meno esaltante delle aspettative. Per questo alla seconda fermata del battello sulla sponda asiatica della città, abbiamo deciso di scendere per tornare in Europa tramite un autobus che si prende comodamente appena scesi all’attracco e poi la metro “sott’acqua” che riporta al di là del ponte. Secondo me ottima scelta perché dal bus abbiamo potuto apprezzare il lato asiatico della città con le sue ville di lusso e i caratteristici quartierini con immancabili moschee ovviamente. Per pranzo poi siamo tornati accanto alla moschea di Suleyemaniye per mangiare nel cortile del grazioso ristorante Daruzziyafe dove abbiamo mangiato un ottimo kepap bevendo the chai. Dopo pranzo un ultimo giro al Gran Bazar prima di tornare all’hotel, caricare le valige e raggiungere l’aeroporto per tornare a casa. Un viaggio bellissimo, reso ancor più bello dalla compagnia – Ivan, Viviana, Lollo, Cristina e Roberto – e dal meteo favorevole che ci ha permesso di vivere appieno una città magica. DA RIFARE.

Ponte di Galata

Ponte di Galata

Che ne dite di uno Scabin a cena?

Il pastificio Felicetti lancia un ghiotto concorso che mette in palio una cena per sei persone cucinata, direttamente a casa, dallo chef stellato Davide Scabin.

 

Monograno Felicetti Days

Partecipare è semplice: basta registrarsi sul sito www.monogranodays.com e, una volta completata la registrazione, recarsi nel punto vendita più vicino (sul sito sono segnalati) e ritirare gratuitamente, mostrando il codice ricevuto via sms, i 500 gr del formato di pasta richiesta per il concorso.
Con la pasta bisogna poi preparare una cena con i propri amici e postare foto o video nell’apposita sezione del sito internet. La comunità online selezionerà i dieci piatti migliori che verranno poi messi sotto esame dalla giuria ufficiale dei Monograno Felicetti Days composta da Davide Scabin, chef del Combal.Zero che valuterà la qualità culinaria del piatto e l’impiattamento, Riccardo Felicetti, AD del pastificio Felicetti che esprimerà il suo giudizio sulla scelta dei prodotti e degli ingredienti che compongono il piatto e da Paolo Ferretti, pubblicitario che giudicherà la creatività della cena, lo stile e la simpatia.
Il fortunato vincitore di questa prima edizione del concorso “A cena con lo chef”, che verrà comunicato entro il 31 gennaio 2015, si aggiudicherà una cena a casa propria per sei persone cucinata dallo chef stellato Davide Scabin. 

Anche per il punto vendita “più attivo” durante tutta la durata del contest ci sarà un premio: una cena per quattro persone al Combal.Zero di Rivoli (TO), ospiti di Monograno Felicetti e Davide Scabin.

Il concorso è aperto fino al 30 novembre 2014.

Pizza a Milano

Mangiare una buona pizza a Milano, non è facile. Questo è assodato.
Però è possibile, basta saper scegliere, con un po’ di fortuna, e magari seguendo qualche consiglio. Eccovi il mio.
Di recente sono stata a provare due fra le pizzerie napoletane più conosciute in città: Il Tegamino e L’altra Taverna.

Pizza sfiziosa classica, con bordo ripieno di ricotta e funghi, L'altra Taverna

Pizza sfiziosa classica, con bordo ripieno di ricotta e funghi, L’altra Taverna

PER ME Sì: L’altra Taverna (via Cadore 8). Il ristorante, sequel del più antico e conosciuto La Taverna, è carino: in legno bianco, luminoso, preferibile al piano d’ingresso piuttosto che nel locale sotterraneo dove l’acustica è pessima e il rimbombo delle chiacchiere sfiancante. Punto di forza è certamente la pizza, buona, digeribile, tipica napoletana con bordo ciccione (anche ripieno se si vuole) e al centro sottile, e una buona selezione di birre artigianali Baladin. Prezzi assolutamente onesti (con pizza, birra, caffè e amaro non si superano i 20 euro). La pecca principale, oltre all’acustica, è il servizio che, pur essendo efficiente dal punto di vista della rapidità, rimane approssimativo in quanto a cortesia e attenzione per il cliente spesso appellato dai camerieri “bello” o “bella” a seconda che si rivolgano a un lui o una lei. Non proprio di classe come approccio.

Pizza con le melanzane, Il Tegamino

Pizza con le melanzane, Il Tegamino

PER ME NO: L’esperienza Il Tegamino (via Boiardo 4), invece, è purtroppo da annoverare fra quelle negative dei miei esperimenti culinari in giro per Milano. Ci sono stata con i miei colleghi un infausto e piovoso venerdì sera su suggerimento di una collega che c’era già stata anni prima e si era trovata bene – evidentemente qualcosa è cambiato. Il locale è carino, rustico, ma nuovo essendo stato ampliato da poco – noi eravamo nella parte ristorante, accanto al locale originario dove fanno solo pizzeria. Il personale, anche qui, è un po’ frettoloso nel trattare con la clientela, piuttosto ruvido. Di certo non abbiamo beccato una serata fortunata perché, poco dopo che ci vengono servite le pizze, è saltata la corrente e siamo rimasti al buio tutta la sera. La luce, infatti, non è mai tornata, nemmeno dopo due ore quando siamo andati in cassa per pagare il conto (ovviamente in contanti perché anche il bancomat non andava). Chiaramente non è colpa dei gestori se la corrente non torna, ma non hanno fatto davvero nulla per rendere meno disagiata la cena al buio che ci è toccata. Ovviamente senza corrente non andava neanche l’aria condizionata, così come il sistema di areazione in generale, non funzionava la macchina del caffè e nemmeno la spillatrice della birra. Bene, in tutto questo non ci è stato offerto nemmeno un amaro o tolto mezzo euro dal conto. Pizza per giunta unta, gommosa, indigeribile tanto che in due abbiamo pagato le conseguenze della cena tutta la notte. Se potete quindi, evitate questo locale periferico e mediocre.

NO, NO E POI NO: Una delle più buone pizze di Milano rimane, secondo me, quella di Maruzzella (piazza Oberdan), ma purtroppo non ci metterò più piede fosse anche l’ultima pizzeria sulla faccia della terra. Lì la scortesia raggiunge i massimi livelli e hanno il brutto vizio di non registrare le prenotazioni così quando le persone si presentano all’ingresso sperando, avendo prenotato, di non dovere fare la chilometrica fila che si trova perennemente all’ingresso, vengono cacciate e trattate come bugiarde. Questo è successo a me – che avevo prenotato un tavolo per 7 persone e mi è stato detto che mentivo nonostante mi ricordassi anche il nome della persona con cui avevo parlato, ma anche ad altre persone che sono state mandate via per la stessa ragione. Incredibile, ma succede davvero.