Il Gatsby che aspetto con ansia

Finalmente on line il trailer ufficiale della nuova versione del capolavoro letterario “Il Grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald (che ha un precedente nella versione con Robert Redford e Mia Farrow del 1974 – pellicola assolutamente sopravvalutata, noiosa e perfettamente risibile, oltre a due altre prima ancora). The Great Gatsby è diretto da Baz Lurhmann, il visionario regista di Romeo + Juliet e Moulin Rouge. Già dal trailer si può ammirare un magistrale Leonardo Di Caprio, che impersona Jay Gatsby, Tobey Maguire (ex Spiderman) che fa Nick Carraway e Carey Mulligan che fa Daisy Buchanan. Nei cinema americani a Natale, in Italia il film uscirà il 18 gennaio 2013. una lunga attesa, ma che promette assolutamente bene.

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Il paradiso secondo Verdone

Carlo Verdone

Tre ex stimati professionisti, ex mariti ed ex uomini felici che hanno mandato, come si suol dire, tutto in vacca. Tre ex, insomma, che, non sapendo più come tirare la fine del mese fra spese di avvocati, assegni di mantenimento e debiti vari, si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto. Molto diversi fra loro faranno decisamente fatica a trovare un loro equilibrio dividendo l’affitto e la tristezza. A sconvolgere ancor di più le loro esistenze arriva Gloria, un’insana cardiologa, che però per Ulisse, Carlo Verdone, sarà molto di più. Quello del divorzio è un tema molto complesso, difficile da trattare, soprattutto in una commedia. Ma Verdone in Posti in Piedi in Paradiso riesce magistralmente nell’impresa raccontando un disagio, senza demonizzare nessuno (le donne non sono i carnefici, sebbene siano una persecuzione costante degli ex), ma facendo ridere e pensare contemporaneamente. Difficile trattenere la risata in alcuni punti, dove anche Pierfrancesco Favino, nel film l’ex critico cinematografico Fulvio, appare divertente come non mai. Magistrale interpretazione di Micaela Ramazzotti, dottoressa svampita e decisamente troppo emotiva, molto sensuale senza mai esser volgare, che fa davvero ridere con grande credibilità, e Marco Giallini, romanaccio inciucione e sbruffone, ma dal cuore debole (in tutti i sensi). “Il mondo occidentale sta vivendo un momento di grande disagio, e volevo che questo passasse attraverso il film – racconta Verdone, incontrato all’anteprima milanese della pellicola -. Sembriamo tutti legati, appiccicati alla nostra condizione con lo scotch. C’è grande fragilità, ma forse è proprio la commedia quella che può raccontare meglio questa situazione. Se illuminata, la commedia dà il meglio di sé e spero di essere riuscito a narrare, tramite la mia storia, questi nuovi poveri, che sono spesso anche i padri divorziati, una vera emergenza sociale”. Secondo me c’è riuscito benissimo e dal 2 marzo, giorno d’uscita nelle sale, potrete giudicarlo anche voi. Buona visione!

Io tifo Charlize

Lei sarà pure Charlize Theron, ma nei panni di Mavis Gary la sua vita non è così facile come si penserebbe. Scrittrice di romanzi per adolescenti, divorziata da poco, Mavis torna nella sua città natia nel Minnesota dove, in passato, aveva raccolto grandi glorie. Peccato che oggi, al suo arrivo, nessuno sia lì ad aspettarla e a stenderle il tappeto rosso, soprattutto il suo fidanzatino del liceo che lei vorrebbe riconquistare. Questa la trama di Young Adult, il nuovo film dell’accoppiata vincente di Juno, Diablo Cody e Jason Reitman, già regista di Up in the air. Questa volta non è un’adolescente la protagonista, ma una donna adulta che vorrebbe rivivere la sua adolescenza e, almeno a giudicare dal trailer, altrettanto efficace. Peccato il destino non sia benevolo con lei: il suo ex è felicemente sposato e non sembra disposto a cedere alla sua beltà. Che sia la rivincita dei rapporti sani? Io dubito e, sinceramente, tifo per Charlize.
Per vedere questo film dovremo aspettare il 2012, ma intanto godetevi il trailer.

This must be the ost

Potrebbe essere l’ennesimo fuoco di paglia, ma mi sono innamorata. Innamorata di un film, ma più ancora della sua colonna sonora e delle sue immagini che ti si appiccicano nella mente. This must be the place, il nuovo film di Paolo Sorrentino con Sean Penn nei panni di una ex rockstar bollita, non è una di quelle pellicole che tutti vogliono digerire. E’ il classico film che si odia o si ama, e io l’ho amato fino dal primo fotogramma. Colori, luci e suoni vincono qualsiasi resistenza rispetto alla indiscutibile lentezza del racconto, alla storia a tratti incomprensibile, così come incomprensibili, ma stupendi, alcune figure che appaiono anche solo per pochi secondi, ma che lasciano il segno come fossero personaggi chiave.
Non riassumerò qui la storia, perchè è meglio godersela anche a scatola chiusa, però desidero segnalare assolutamente la colonna sonora di questo film un po’ nostro e un po’irlandese, americano e francese. Una tracklist da paura (subito in testa alle più scaricate da iTunes), a partire proprio dalla canzone che dà il titolo alla pellicola, This must be the place dei Talking Heads, fino a Lay&Love dei The Pieces of Shit. Insomma da vedere e soprattutto, da sentire.

Questa la tracklist di This Must Be The Place:
1. “I’M COMING”, Gavin Friday Band
2. “LAY & LOVE”, The Pieces Of Shit
3. “OPEN UP”, The Pieces Of Shit
4. “CHARMAINE”, Mantovani & His Orchestra
5. “SPIEGEL IM SPIEGEL”, Daniel Hope, Simon Mulligan
6. “THIS MUST BE THE PLACE (NAÏVE MELODY)”, Trevor Green
7. “THIS MUST BE THE PLACE (NAÏVE MELODY) LIVE”, David Byrne
8. “GARDERMOEN”, Julia Kent
9. “HAPPINESS”, Jonsi & Alex
10. “ELIZA”, The Pieces Of Shit
11. “THE PASSENGER”, Iggy Pop
12. “YOU CAN LIKE IT”, The Pieces Of Shit
13. “ACHILLE’S HEEL: SECOND BOUNCE”, Brooklyn Rider
14. “IF IT FALLS IT FALLS”, The Pieces Of Shit
15. “THIS MUST BE THE PLACE (NAÏVE MELODY)”, Gloria
16. “EVERY SINGLE MOMENT IN MY LIFE IS A WEARY WAIT”, Nino Bruno E Le 8 Tracce
17. “THE SWORD IS YOURS”, The Pieces Of Shit

E Carneficina sia

Era tre quelli in lizza: Contagion, Super 8 e Carnage. Alla fine l’ha spuntata Roman Polanski (già apprezzatissimo a Venezia), ed è andata proprio bene. Carnage, a mio parere, è un film superbo: divertente (si ride davvero), recitato sapientemente, con un’ottima fotografia e una sceneggiatura dall’ironia trascinante. Tutto girato all’interno di un appartamento newyorkese, la storia ha inizio da una banale lite fra due ragazzini alla quale le rispettive coppie di genitori provano, incontrandosi, a porre rimedio. Kate Winslet, rigida consulente patrimoniale, e Christoph Waltz, avvocato senza scrupoli, sono i genitori del “pazzoide”  Zachary, che ha colpito l’amichetto con un bastone rompendogli due denti, Jodie Foster, donna colta e terzomondista, e John C. Reilly, gioviale commerciante di casalinghi, invece, sono madre e padre della presunta “vittima”, Ethan. Tutto comincia nella maniera più civile possibile, fra affettazione e sopportazione reciproca. Si beve caffè, si parla di bambini, di fiori, di torte, di lavoro, con voci flautate, pronte a inasprirsi, con sorrisi che presto si trasformano in ghigni. Poi, in men che non si dica, complice anche l’alcol, le coppie si lasciano andare alle rispettive nevrosi, problemi, ansie e reali modi di pensare la coppia, l’educazione dei figli e l’essere in generale. In un turbinio di battute, accuse e scleri vari, lo spettatore si ritrova a spalleggiare e annuire alle convinzioni di questo o quel personaggio, continuando a ridere di gusto. Una vera guerra al massacro: la guerra di una coppia verso l’altra, del rancore delle donne verso gli uomini, del sessismo maschile contro le donne definite “impegnate”. Ma anche una guerra all’interno delle stesse coppia in cui, di colpo, scoppiano rancori sempre taciuti. Scena top quella in cui Kate Winslet, la signora Cowan, vomita su un preziosissimo libro fuori catalogo dedicato a Oskar Kokoschka della signora Longstreet (Foster) che, finalmente, non si tiene più diventando letteralmente isterica. Tutti e quattro gli attori magnifici (difficile scegliere il migliore), una sceneggiatura eccezionale (di Polanski stesso e Yasmina Reza, autrice anche della pièce teatrale da cui è tratto il film, Il dio del massacro, pubblicato da Adelphi)  e che non lascia di certo indifferenti.