Innamorarsi di Istanbul in 4 giorni

Istanbul

Istanbul non si conquista: perché è lei la vera conquistatrice. Esiste solo un modo per impadronirsene. Lasciarsene impadronire.

Istanbul, Franco Cardini

  Quattro giorni, si sa, non sono mai abbastanza per conoscere davvero una città, fosse anche la più piccola. Quando la città è Istanbul, con i suoi 14 milioni di abitanti, poi, è pressoché impossibile, ma ci si può innamorare di lei incondizionatamente. Se decidete di fidarvi di questo racconto e prenotare una vacanza per la città più europea dell’Oriente, ecco alcuni consigli pratici che mi sento di dare. Esistono due compagnie aeree che volano da Milano a Istanbul: la Pegasus Airlines, compagnia low cost con partenza da Bergamo e arrivo all’aeroporto secondario Istanbul Sabiha Gokcen, oppure la compagnia di bandiera turca, la Turkish Airlines, fra le migliori in Europa, che parte da Malpensa e arriva a Istanbul Ataturk, ottimamente collegato al centro città. Io e i miei cinque compagni di viaggio abbiamo optato per quest’ultima soluzione e con 260€ siamo partiti alle 8.30 del mattino del sabato e siamo rientrati alle 23 del martedì sera, perdendo quindi giusto una mezza giornata iniziale di vacanza. Si paga leggermente di più, ma le combinazioni orarie che si possono scegliere sono tantissime e si gode di un ottimo servizio a terra e a bordo – non vedevo un menu per la scelta del pasto sull’aereo da anni, mi sono quasi commossa. Istanbul essendo una città gigantesca offre migliaia di possibilità per alloggiare e ancor di più per mangiare. Dopo una scrupolosa ricerca abbiamo deciso di prenotare al Taximist Hotel, vicinissimo a piazza Taksim, una delle principali della “parte nuova” della città, Beyoglu, quartiere vivissimo e perfetto per cenare la sera e adatto allo shopping di giorno – lontano soprattutto dalle principali moscheee della città che alle 5 del mattino prevedono la prima preghiera con conseguente richiamo del muezzin dall’autoparlante. Questo piccolo hotel è stata una scelta azzeccatissima: personale gentilissimo, presente 24/24h, camere carine, luminose e dotate di bagno privato con mega doccia, set di cortesia, tv e mini bar. La colazione era inclusa nella nostra tariffa e assolutamente accettabile come proposta, sebbene modesta. Unica pecca, ma che non mi farebbe cambiare idea sulla scelta, è che le pareti dell’hotel sono sottili e un po’ di macello, soprattutto nella notte fra il sabato sera e la domenica, si è sentito. Tutta la città poi è molto rumorosa fino a notte fondissima, quindi anche le migliori finestre non fanno miracoli contro feste, musica e clacson senza posa – io ho dormito, comunque, quindi si può fare. Nonostante fosse novembre, 8-11, siamo stati particolarmente fortunati a livello meteorologico. Quattro giorni di sole e temperature sopra i 20 gradi sempre, tanto che giravamo con abbigliamento leggero, pranzavamo all’aperto e anche di sera abbiamo goduto di aperitivi e drink dopo cena con vista mozzafiato dalle splendide terrazze tipiche della città sempre all’aperto. Insomma, per godersi appieno i colori di Istanbul e i panorami impagabili, meglio scegliere la primavera o l’estate per non doversi affidare alla fortuna come abbiamo fatto noi – anche perché il sole in questo periodo cala molto presto e alle 16.30 è già sera.

Istanbul

Suleyemaniye Camii, Istanbul

Fatte queste considerazioni pratiche, ecco i posti da non perdere che elenco seguendo il nostro itinerario di viaggio: PRIMO GIORNO: se come noi optate per un hotel nella parte nuova della città, dopo aver posato le valige si può iniziare a scoprire il quartiere di Beyoglu davvero bello e variegato scendendo verso il mare attraverso Istiklal Caddesi, un po’ il Corso Buonos Aires di Istanbul, ma mille volte più incasinato da luci, rumori e persone in ogni dove. Giunti quasi alla fine del corso è necessaria la “tappa tramonto” da godersi dal 360, forse il bar più famoso della città, con la sua splendida vista dalla terrazza all’aperto e l’arredamento moderno e accattivante. Da qui si gode del sole che scende dietro le moschee di Sultanahmet, che appena buio sono meravigliosamente illuminate e stagliate sullo sfondo blu della notte che scende veloce. Stupefacente. Da qui noi siamo scesi poi verso al Torre Galata e abbiamo gironzolato nelle viuzze intorno, davvero carine e bohemien con bar e negozi interessanti. Consiglio la tappa da Aponia, negozio di tshirt e varie, molto hipster come piace tanto a noi milanesi. Arrivata l’ora di cena ci siamo diretti in Minare Sokak, la via che ospita una serie di ristoranti e bar stupendi e dove c’è anche Antiochia, il piccolo, ma curatissimo, locale con cucina anatolica che avevamo già prenotato da casa (meglio sempre assicurarsi un tavolo con anticipo nei ristoranti che volete provare). Che dire: meze gustosi (i meze sono gli antipasti tipici turchi che si trovano, diversi, ovunque), piatti principali super saporiti e dessert tipici in un ambiente davvero piacevole. Personale gentilissimo e non si spende, bevendo birra e mangiando almeno 3 portate, più di 20€. Prima di ritornare all’hotel consiglio un giro nelle vie intorno e magari un ultimo bicchiere della staffa in uno dei moderni bar che il sabato sera vanno avanti a lavorare fino a tardi – cosa che non accade la domenica quando alle 23 chiude tutto. SECONDO GIORNO: visto che il lunedì non è tutto visitabile, la domenica è stata scelta per andare a Sultanahmet, il quartiere delle moschee e dei bazar. Appena giunti nella parte vecchia di Istanbul siamo stati subito alla Moschea Blu, pazzesca da fuori, bella dentro, ma meno imponente di quello che ci si possa immaginare. Seconda tappa Aya Sofya, ex moschea ora trasformata in monumento, assolutamente imperdibile. Prima di pranzo, poi, rigenerati da un’ottima spremuta di melograno fatta al momento dai venditori ambulanti, siamo stati alla Cisterna Basilica, la più grande cisterna di epoca bizantina esistente in città, un palazzo sotterraneo adibito a riserva d’acqua, oggi casa di centinaia di gigantesche carpe. Molto suggestivo. Per pranzo abbiamo optato per uno storico locale famoso per le sue pide, la pizza turca servita per lo più con pollo e agnello, e siamo stati da Hocapasa Pidecisi, Hocapasa Sok. No.19. L’impatto forse è un po’ forte in una via all’apparenza super turistica e non proprio raccomandabile, ma la “pizza” era buona e siamo stati molto bene mangiando ai tavolini all’aperto. Il pomeriggio è stata la volta del palazzo Topkapi, quella che fu la sede dell’impero ottomano. Preparatevi a camminare un bel po’, la struttura è gigantesca e servono almeno 3 ore per girare palazzo e harem, ma state attenti che chiude alle 17 (l’harem addirittura alle 16), quindi fate bene i conti – noi li abbiamo fatti male e non siamo riusciti a entrare all’harem. Usciti dal mega palazzo ci siamo diretti, passando per il porto e superando a piedi il ponte che divide le due sponde della città, di nuovo a Beyoglu per andare a fare un necessario e rigenerante aperitivo al Robin’s, locale con terrazza panoramica, proprio di fronte alla Torre Galata. Vista pazzesca in un posto che se ci fosse a Milano bisognerebbe prenotare con settimane di anticipo. Dopo l’obbligatoria tappa in hotel per recuperare le energie, siamo stati a cena in uno dei locali più in voga della città: Meze by Lemon Tree. Posto molto carino, abbiamo mangiato benissimo – meze uno più buono dell’altro (tranne le alghe, che si potevano non prendere) e modica cifra per il tenore del locale: €26 per 3 portate e birra. Verrei sempre a cena a Istanbul…

I meze al Meze by Lemon Tree, Istanbul

I meze al Meze by Lemon Tree, Istanbul

TERZO GIORNO: Essendo i bazar chiusi la domenica, il lunedì siamo ritornati a Sultanahmet per visitare Gran Bazar e Bazar delle spezie. Divertenti e affollatissimi, non si posso perdere per fare ottimi affari e portarsi a casa le tipicità della città. Da non perdere anche le due moschee che in assoluto a noi sono piaciute di più: la piccola e “segreta” Rustem Pasa  Camii, un vero gioiello adornata da splendide piastrelline di ceramica, e la imponente Suleyemaniye con i suoi giardini e i suoi colori. Fatte anche queste due tappe “religiose” finalmente era ora del pranzo e abbiamo scelto di provare quello che è definito il miglior kepap della città all’Hamdi Restaurant. Forse il kepap non è poi così memorabile, o almeno fra noi i pareri sono stati discordanti, ma la vista di cui si gode mangiandolo vale il prezzo del pranzo (basso comunque, credo non sopra i 12€). Essendoci arrivati un po’ tardi, abbiamo finito di pranzare che era quasi ora del tramonto e da qui è stato eccezionale con il sole che scendeva dietro le moschee e sul porto con la Torre Galata illuminata dai raggi. Vale la pena. Nelle restanti ore del pomeriggio siamo tornati a Beyoglu alla scoperta dei graziosissimi quartieri che si estendono fra Istiklal (la via dello shopping) e il mare: Cukurcuma e Cihangir, con i loro bistrò e i negozi di abbigliamento vintage e antiquariato, praticamente una piccola Parigi che noi abbiamo letteralmente adorato. Consiglio una pausa merenda al Caylak Cafè (Kuloglu Mahallesi Agahamami Sokak No:24/A), il bar che mi manca a Milano. Per la cena abbiamo voluto provare un’esperienza veramente istanbuliota, ma non tutti noi sono stati felici (io sì) e abbiamo prenotato in una caotica e autentica taverna tradizionale: Cukur Meyhane (TurnacIbasi Caddesi Kartal Sokak No.1/A Galatasaray | Beyoğlu), dove abbiamo mangiato altri meze e una serie di piattini di pesce davvero particolari circondati da gatti, caos, praticamente in uno scantinato adibito a sala ristorante – può non piacere, ma è da provare secondo me. Essendo l’ultima sera abbiamo deciso di chiudere con il botto andando a bere sulla terrazza di uno dei locali più lussuosi della città, il Mikla, conosciuto anche e soprattutto per il suo rinomatissimo ristorante (magari la prossima volta ci ceniamo pure). Anche questa volta essendo il clima mite abbiamo bevuto all’aperto godendo di una vista senza pari su Sultanahment e le moscheee. Qui i prezzi dei cocktail sono milanesi, fra i 10 e i 12€.

ceramiche istanbul

Ceramiche di Iznik, Rustem Pasa Camii

QUARTO GIORNO: Ultimo giorno dedicato alla crociera sul Bosforo che era giusto fare, ma onestamente è molto meno esaltante delle aspettative. Per questo alla seconda fermata del battello sulla sponda asiatica della città, abbiamo deciso di scendere per tornare in Europa tramite un autobus che si prende comodamente appena scesi all’attracco e poi la metro “sott’acqua” che riporta al di là del ponte. Secondo me ottima scelta perché dal bus abbiamo potuto apprezzare il lato asiatico della città con le sue ville di lusso e i caratteristici quartierini con immancabili moschee ovviamente. Per pranzo poi siamo tornati accanto alla moschea di Suleyemaniye per mangiare nel cortile del grazioso ristorante Daruzziyafe dove abbiamo mangiato un ottimo kepap bevendo the chai. Dopo pranzo un ultimo giro al Gran Bazar prima di tornare all’hotel, caricare le valige e raggiungere l’aeroporto per tornare a casa. Un viaggio bellissimo, reso ancor più bello dalla compagnia – Ivan, Viviana, Lollo, Cristina e Roberto – e dal meteo favorevole che ci ha permesso di vivere appieno una città magica. DA RIFARE.

Ponte di Galata

Ponte di Galata

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