Parigi: una mini guida gourmet

buvette parigi

Lo ammetto, prima di partire per l’ennesimo week end a Parigi (città che amo), questa volta ho studiato approfonditamente.
Volevo che la vacanza avesse un sapore diverso dal solito, quello della cucina francese migliore. E così mi sono affidata alle guide più autorevoli, ai più quotati blog, ho letto le pagine food dei famosi giornali nazionali e ho stilato una lunga lista di “have to be”.
Ovviamente non abbiamo potuto visitare tutti i posti che avremmo voluto, soprattutto perché molti sono chiusi nel week end, oppure approfittavano del periodo di festa per ristrutturare i locali. Ma non ci siamo fatti mancare nulla e questa è una piccola guida per mangiare bene a Parigi che convincerà anche i più scettici sulla cucina francese – se ce l’ho fatta con il mio amico Lollo, vuol dire che si può fare.

A PRANZO:

Roca, 31 rue Guillaume Tell (+33 01 47648604) – 17°
Metro per raggiungerlo: Porte de Champerret (3), Pereire (3) – chiuso il sabato e la domenica

Restaurant Roca

Era nella mia lista, ma non avevo immaginato fosse proprio nella strada dietro il nostro hotel. E così appena giunti in terra parigina e aver lasciato le valigie in albergo, ci siamo diretti a pranzo qui, un bistrot moderno davvero elegante e piacevole – non avevamo prenotato e abbiamo avuto fortuna, ma a Parigi capita raramente, quindi meglio telefonare in anticipo.
Quasi nascosto, senza grosse insegne a segnalarne la presenza, si compone di 3 piccoli ambienti, finemente arredati con legno chiaro alle pareti e tavoli scuri a contrasto, con un grande e luminoso bancone proprio in entrata. Il personale è gentilissimo (incredibile, no?), il servizio non è rapidissimo, ma preciso. Ordinazioni e bevande ci sono state servite dal proprietario, Julien Ross, e un cameriere, mentre i piatti di portata ce li ha serviti direttamente lo chef Alexandre Giesbert (gesto che ho apprezzato molto, e non solo perché un gran figo). Il menu conta circa 3/4 piatti suggeriti come antipasti, altrettanti come piatti principali e dessert. Ma non fatevi ingannare: le dimensioni delle entree francesi sono diverse e più abbondanti dei nostri antipasti, quindi potreste saziarvi anche solo con una zuppa del giorno, considerata appunto un antipasto.
Noi sei abbiamo preso un piatto a testa: una zuppa, una tartare e quattro piatti d’anatra – la migliore mangiata a Parigi -, accompagnati da una ottima bottiglia di vino, spendendo 21 euro a testa.

roca paris

Ingredienti freschi, buoni, piatti ben presentati che non avevano nulla da invidiare a quelli di un ristorante di lusso. Davvero un’ottima esperienza, votata da tutti come la più soddisfacente della vacanza. Sicuramente una validissima alternativa anche per la cena. Ci ritornerò!

Buvette Gastrotheque, 23 rue Henry Monier (+31 01 44634171) – 9°
Metro per raggiungerlo: Pigalle (2, 12), Saint-Georges (12) – chiuso il lunedì

buvette parigi

Un locale carinissimo dallo stile rustic chic che non ha deluso le grandi aspettative che c’eravamo fatti leggendo ovunque di lui. Fratello francese di Buvette New York (il proprietario dei locali è il manhattaniano Jody Williams), qui si respira un’aria davvero country e spensierata, ma sempre elegante e curata in ogni dettaglio. Mattoni a vista, ceramiche alle pareti, paglia e cassette di legno con gli ingredienti freschi del giorno intorno al bancone imbandito di ogni ben di dio, questo bistrot merita una visita. Anche qui il menu non è ricchissimo di proposte, molti piatti sono a base di uova e ingredienti come salmone, lardo, prosciutto serviti con cetriolini, cipolline e pomodori. Immancabili le zuppe, le insalate, molto ricche e la parmentier, una specie di lasagna tipica francese. Ottimi i dolci.

buvette parigi

Noi abbiamo provato la tarte tatin, la mousse chocolat e la gauffre con Nutella in porzioni decisamente generose. Con il caffè poi, ci sono stati offerti dei dolcetti eccezionali al cioccolato. Mangiando quindi un paio di piatti a testa, sebbene non proprio tutti noi, e bevendo una bottiglia di ottimo vino (fornitissima anche la lista dei drink di cui il locale va molto fiero), anche qui la spesa è fra i 15 e i 20 euro. Le porzioni non sono giganti dei piatti principali, ma ricche, quindi sufficienti per uscire sazi e contenti. Consigliatissimo da fare qui il brunch della domenica. Il locale è molto piccolo, meglio prenotare.
Buvette è stato segnalato anche dalla autorevole guida Le Fooding e premiato per il 2014 come “The Place Fooding is Most in Love with this Year”. Un altro grande che ha scritto di Buvette è David Lebovitz, che se non conoscete vi consiglio di scoprire, magari partendo proprio dal suo articolo su questa meravigliosa chicca di Parigi. Vi ho convinto a provarlo?

Eggs and Co., 11 rue Bernard de Palissy (+31 01 45440252) – 6°
Metro per raggiungerlo: St. Germain-des-Pres (4) – sempre aperto a pranzo

eggs and co. paris

Come dice il nome stesso, qui si mangiano uova. Ma proprio in tutte le salse. Ci sono circa 20 proposte di abbinamenti di ingredienti come prosciutto, cipolle, pomodori, formaggio, spinaci, che si possono chiedere in 4 tipi di preparazioni diverse: all’occhio di bue, omelette, scrumbled o cocotte, cioè servite in un terrina cotte al forno. Tutti i piatti sono accompagnati da patate e insalata e un piatto, vi garantisco, è un pasto più che completo.
Il locale è graziosissimo, con tavoli e sedie di legno bianco, galline un po’ in giro e anche qui il country la fa da padrone, ma più ruspante di Buvette, più “gigione”. Lo staff è davvero gentile e disponibile nel raccontare tutte le proposte in menu e del giorno. Ci sono diverse formule brunch per chi pensasse di non saziarsi con un unico piatto, ma volendo aggiungerci anche del caffè, dei pancakes, delle torte o della frutta. Io non ce la farei, ma i più coraggiosi con 24 euro possono provarci.

eggs and co.

Noi dopo il pranzo abbiamo optato per il caffè o un ottimo the alla menta che ci sono stati serviti con marshmallow ricoperti di cioccolato.
Per gli amanti delle uova sicuramente una tappa obbligatoria, per me ad esempio era già la seconda volta quest’anno.

L’As du Fallafel, 34 Rue des Rosiers (+33 01 48876360) – 4°
Metro per raggiungerlo: St. Paul (1) – chiuso venerdì a cena e sabato

l'as du fallafel

Siamo in pieno Marais, quartiere ebraico e gay friendly. Una delle zone di Parigi che preferisco, piena di contrasti: negozi di beauty e abbigliamento che ricordano Soho, e poche vie più in là le boulangerie ebree e le rosticcerie che emanano odori di ogni genere e tipo. La più famosa di queste è certamente L’As, dove mangiare i migliori falafel di Parigi (suggeriti anche da Lenny Kravitz, come suggeriscono foto e scritte sparse per il locale). Posto acclamatissimo, preparatevi la domenica a fare una lunga fila per entrare (organizzata da un bruto che assomiglia al cantante Pitbull ma che al posto del microfono vanta auricolare e radiolina da buttafuori) e quando ce l’avrete fatta, non pensiate di riposare le natiche più di mezz’ora: il vostro tavolo sarà già stato assegnato ai prossimi appena avrete posato la forchetta. Però ne vale la pena. Una pausa che di gourmet ha poco, ma di gusto assai tanto. Io ho provato la classica pita con il pollo fritto e non sono rimasta delusa. Chi ha provato i falafel poi, li ha addirittura ripresi. Insomma una zozzeria divertente che bisogna provare.

Marcel, 1 Villa Leandre (+31 01 46060404) – 18°
Metro per raggiungerlo: Lamarck-Caulaincourt (12) – sempre aperto, il sabato e la domenica fino alle 19 per il brunch

marcel paris

Noi qui purtroppo ci siamo fermati solo per la merenda – mangiando comunque una apple pie pazzesca e provando una key lime pie veramente innovativa- ma Marcel merita soprattutto per il suo famoso brunch nel week end e per i gustosi piatti che la piccola, ma ricca, carta propone. Ambiente totalmente hipster con piccoli tavoli super essenziali uno accanto all’altro, bancone un po’ buio post industriale, bagno arredato come una volta con lavandino che assomiglia più a un lavabo per i panni e pareti color ottanio, questo è uno dei locali che più preferisco per stile e carattere.

marcel paris

Non manca, ovviamente, la piccola dispensa/bottega dove comprare pochi, ma buoni prodotti gourmet, e nemmeno uno splendido bulldog, manco a dirlo francese, che si aggira libero fra i tavoli. Io un posto così lo vorrei a Milano e probabilmente sarebbe il mio posto della vita. Servizio non particolarmente solerte, ma forse anche per il fatto che fosse un orario un po’ strano quello in cui ci siamo fermati qui. Non più ora della merenda, non ancora orario di cena, al bancone c’era solo un ragazzo che ci ha lasciato abbastanza “liberi” (non c’ha molto calcolato, ecco). Voglio assolutamente tornaci alla prossima occasione per approfondire i meravigliosi piatti proposti di carne, pesce e patatine, sandwich e zuppe del giorno. Da rifare!

CENA:

Les Papilles, 30 rue Gay-Lussac (+31 01 43252079) – 5°
Metro per raggiungerlo: Odéon (4), Cluny – La Sorbonne (10) – chiuso la domenica

les papilles paris

Segnalato davvero ovunque, anche in J’aime Paris, la guida al meglio di Parigi di Alain Ducasse, questo bistrot è unico nel suo genere. Vineria di lusso, ma non nell’aspetto quanto nei prezzi dei vini proposti, qui si respira un’atmosfera da film francese d’epoca. Tavoli di legno, piatti di ceramica e bicchieri lavorati, un bancone che giurerei d’aver visto nel Meraviglioso mondo di Amelie: tutto contribuisce a costruire l’immagine sfuocata di un posto davvero interessante. MIx surreale di colori e odori, Les Papilles merita una visita, sebbene consapevoli che potrebbe non esser il ristorante per tutti. Il menu, infatti, è fisso, e non c’è possibilità di sostituire i piatti, eventualmente solo rifiutarli e scambiarli con una semplice insalata verde.

les papilles

Si parte dalla zuppa, nel nostro caso zuppa di cavolfiori servita con pancetta croccante, crostini tostati e creme fraiche, si continua con l’anatra arrosto con patate e verdure e spezie varie, si passa poi al formaggio servito con confettura di prugne (ottimo), pe concludere con un dolce a metà fra una creme brulee e un tarte tatin. Pancia non piena, di più, il tutto per qualcosa più di 30 euro il menu, ma con l’aggiunta del vino che ci ha portati a 43 euro di spesa a testa.
Tutto era molto buono, gli ingredienti prelibati e ben lavorati, ma certamente non per forza tutto può esser di gradimento a chiunque. Consiglio perciò, a chi volesse fare questo tuffo nella cucina genuina francese, un po’ di spirito di adattamento e, come me, tanta curiosità che non rimarrà delusa.
Necessario prenotare. Il locale è molto frequentato, anche da celebrità e dai parigini stessi.

Mama Shelter, 109, rue De Bagnolet (+33 01 43484848) – 20°
Metro per arrivarci: Gambetta (3, 3 bis), Philippe Auguste (2) – sempre aperto

mama shelter paris

Situato in una zona per nulla interessante, arredato da Philippe Stark, questo locale è pazzesco. Assolutamente il posto che manca a Milano dove mangiare piuttosto bene (senza esagerare ma a prezzi onesti), in un ambiente bellissimo, chic, di classe, ma hipster quanto basta con il calcetto, un palco con gli strumenti musicali (perché nel week end si suona pure) e una cucina a vista con padelle appese sul soffitto. Divani, sedie di design (alcune veramente stupende), bancone dove bere o mangiare uno spuntino proprio nel centro, zona adibita a pizzeria di lusso, un piccolo ambiente riservato a gruppi di grandi dimensioni, bagni così belli che valgono un paio di puntate durante il corso della cena, questo posto è perfetto per una serata fra amici, così come per un appuntamento a due, o una cena d’affari con la cravatta allentata. Qui si incontrano i parigini più “in” nonostante siamo ben lontani dal centro città – e non vicinissimi nemmeno dalla metro.

mama shelter parigi

Noi ci abbiamo cenato e siamo rimasti soddisfatti dei nostri piatti unici a circa 20 euro l’uno. Il vino non era un gran che, ma si sono dimenticati di farcelo pagare. Dolci buoni, caffè serviti con il cucchiaino di biscotto edibile. Tavola impeccabilmente arredata, pane di una bontà sconfinata, servito con burro a parte. Non ho proprio nulla da dire di male su questo locale adiacente all’hotel della stessa compagnia che vorrei anche a Milano. Solo non aspettatevi la qualità degli altri posti segnalati in fatto di cibo – la cucina proposta è francese rivisitata e fusion – sebbene sia fra i posti consigliati da Ducasse sempre in J’Aime Paris. Qui si viene per rifarsi gli occhi e passare una serata un po’ fighetta.

Spero che questi consigli siano utili a tutti quelli che vogliono vivere una Parigi saporita e bellissima, magari affezionandosi alla cucina francese come (quasi – vero Lollo?) abbiamo fatto noi.

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