Aspettando… Viola

lenti al contatto

Il 5 marzo, edito da Baldini e Castoldi, esce  un libro a cui sono affettivamente legata, non come se l’avessi scritto io, ma quasi. Come una piantina, l’ho seguito nascere fin dalle sementi, l’ho assistito nelle sue fasi più belle e più complesse e, alla fine, l’ho visto compiersi ed è stata una emozione. Claudia Riva, la sua “mamma”, è un’amica e quando mi ha mostrato per la prima volta la copertina, è stata davvero come se mi mostrasse una nuova parte di sé. Perché i libri sono talmente “personali”, così tanto estensione dell’autore, che è sempre bello vederne nascere di nuovi e belli, come questo secondo me è indubbiamente. Ecco cosa ci ha raccontato Claudia sulla sua creatura.

Come è nata l’idea di Lenti al contatto?

LENTI AL CONTATTO è stato un fulmine caduto dal cielo che mi ha colpito direttamente in testa…Non sono stata io a creare lui, ma lui a creare me. È nato tutto per caso, come nelle migliori favole, perché è una favola quella di cui parlo. Mi sono messa di fronte a un foglio di Word vuoto e ho iniziato a scrivere, come per magia… D’altronde scrivere è una magia. Il titolo può essere letto in due modi. Lenti al contatto o lenti a contatto. Una cosa lenta da ottenere e una cosa uguale all’altra. Nel titolo c’è tutto il romanzo, basta usare la fantasia.

Chi è Viola?

Viola è una ragazzina decisa, fragile e fantasiosa. Sembra una vittima , lo è per tutto il libro, ma poi diventa carnefice…. Rappresenta la parte oscura di ognuno di noi. A un certo punto reagisce, e quando lo fa riesce a esaudire i suoi desideri per liberarsi.

Il condominio, il tuo primo romanzo, parlava di te, e ora quanto c’è di te in Viola, la protagonista?

Lenti al contatto non parla di me, ma Viola sono io. Ogni scrittore mette molto di sè all’interno di un libro. Viola è solitaria come lo ero io da bambina, introversa come me, sognatrice come lo sono tutt’ora. Immagina un mondo lontano da quello che vive realmente e io l’ho sempre fatto. Viola sono io dall’inizio alla fine del libro, solo con meno coraggio.

Perché hai deciso di scrivere oggi, nell’era della comunicazione simultanea – dove nulla è più facile che “infilarsi” e frugare nella vita della gente – una favola moderna in cui una bambina non ha altri mezzi per ritrovare il suo fratello gemello se non quelli di ripercorrere, e quindi affrontare, tutte le sue paure?

Io sono vittima di tutti i “giochi “ di oggi… Da Facebook a Twitter a Instagram a qualsiasi cosa e come ne sono attratta, così non ne posso più. Sono vittima, non artefice. Viola invece è vittima di un segreto, ma la realtà la cerca nel modo canonico, superando le sue paure e viaggiando oltre la sua immaginazione. L’unico modo per sopravvivere oggi a tutto… Facebook compreso.

Viola cerca “il suo doppio”, Matia. Tu credi ci sia un disegno del destino? Credi che esista per ognuno di noi il proprio doppio?

Io credo che noi non siamo artefici del nostro destino, ma ne siamo vittime. Viola cerca il suo doppio, che è in questo caso è il suo fratello gemello, sangue del sangue, respiro del suo respiro. Non so se ognuno di noi ha un’anima gemella nell’amore, ma i legami di sangue sono indissolubili e ti condizionano per tutta la vita. Sono parte di te, puoi amarli o odiarli, ma sono le uniche cose che riescono a metterti davanti a uno specchio dove quello che vedi sei innegabilmente tu. Con mio fratello Massimo (Riva, storico chitarrista di Vasco, scomparso nel 1999)  io ho  avuto questo tipo di rapporto. Con nessun altro. Solo con lui sono  stata incapace di mentire a me stessa, ora che lui non c’è più lo faccio in continuazione e sono bravissima.

Viola vive una continua ricerca, ma nello stesso sta scappando. Da cosa? E tu, da cosa scappi?

Viola scappa dalla realtà e allo stesso tempo la cerca. È come un gatto che cerca di mordersi la coda. Io scappo da sempre da tutto quello che mi piace e allo stesso tempo cerco di morderlo e viverlo a più non posso …. Spesso ci riesco, spesso no, comunque ci provo.

Tu hai sempre vissuto in mezzo alla musica, da anni lavori in tv… Scrivere cosa significa per te?

Scrivere è come partire senza valigie per un mondo che ti piace e che ti fa paura. È come pensare che tutto quello che ti circonda possa essere migliore o peggiore. È una valvola di sfogo. È immaginare qualcosa di bello che nella realtà non esiste. È come quando mordi un frutto succoso, quel sapore non è vero lo senti tu così… poi ti svegli e ti accorgi che sa di qualcosa di slavato e leggero, ma sei tu che lo decidi. Lavorare e vivere è diverso. A qualcosa ti devi adattare altrimenti sei fuori da un sistema. Scrivere è superare quel sistema e mandare tutti a quel paese. È uno sfogo che rende possibile l’inimmaginabile.

Chi dovrebbe leggere Lenti al contatto e perché?

Lenti al contatto dovrebbero leggerlo le mamme per capire i propri figli, i papà per capire i propri figli, i figli per capire mamma e papà, i fratelli per ringraziare di avere qualcuno simile a loro. Perché? Perché è folle e la follia serve a tutti, altrimenti che noia sarebbe la vita…

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