“I know it’s late but we can make it if we run”

Working Class Heroes - Il New Jersey cantato da Bruce Springsteen di Emanuele Reguzzoni

               Working Class Heroes – Il New Jersey cantato da Bruce Springsteen                                  di Emanuele Reguzzoni

In questi giorni va così: si parla di arte – si vede che mi sto godendo le vacanze, vero? – e oggi voglio invitare vicini e lontani ad andare a visitare una mostra fotografica davvero bella che io ho avuto la fortuna di visitare con una audio guida umana d’eccezione: Working Class Heroes – Il New Jersey cantato da Bruce Springsteen, di Emanuele Reguzzoni, allestita e curata da Veronica Azimonti, all’interno dello spazio Arte Giovani della Biblioteca di Busto Arsizio.

Sarà perché io sono innamorata dell’America, delle linee (ho scoperto che mi piacciono tantissimo), delle case dei quartieri residenziali che mi ricordano tanto Desperate Housewives, della popolata solitudine di molti luoghi, dei colori di una certa parte degli States, così malinconica e sospesa… ma il reportage fotografico di Emanuele Reguzzoni, architetto fotografo di Busto Arsizio, vale la pena di essere visto (c’è tempo fino al 19 gennaio).

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foto di Emanuele Reguzzoni

Lo spunto da cui tutto prende vita è Bruce Springsteen e i suoi luoghi, quelli che il rocker canta da sempre e che impregnano le sue strofe. Un’America di periferia, che a vederla sembra quasi abbandonata, ma così suggestiva, poetica. Il New Jersey, così vicino alla metropoli per eccellenza, New York, ma fatto di quartieri dimenticati, percorso da lunghe strade deserte, popolato di locali che hanno fatto la storia della musica accanto a casinò diroccati e piccole case con la loro immancabile bandiera americana affissa fuori.
Emanuele, attraverso le sue 30 (+1) fotografie mostra, in un percorso accompagnato dalle strofe delle canzoni del Boss, la faccia più autentica della working class, i luoghi di una America semplice, legata alla sua terra, al lavoro, sospesa fra passato – quello della giovinezza di Springsteen che ha abitato questi luoghi prima di diventare famoso (ma a cui ancora oggi torna spesso) – e futuro, che sembra non arrivare mai in posti come Asbury Park, città a cui il cantante ha dedicato il suo primo album, del 1973, Greeting from Asbury Park.

foto di Emanuele Reguzzoni

foto di Emanuele Reguzzoni

Ma questa non è una mostra per soli appassionati del Boss. Io, ad esempio, l’ho conosciuto giusto di recente grazie alla sua vicinanza e appoggio al presidente degli States, Barack Obama che, suo grande fan, ha dichiarato: “ho scelto di fare il presidente solo perché non potevo essere Bruce Springsteen“, ma mi è piaciuta moltissimo perché è perfetta per chi ama le belle fotografie che sanno raccontare tanto e dove è facile perdersi e immaginare storie, vite ed emozioni. D’altra parte anche i testi del Boss (e alcune delle più famose strofe fanno da didascalia alle fotografie) sono carichi di significato, tanto che nel 1991 l’attore e regista Sean Penn ha prodotto il film The Indian Runner ispirandosi completamente a una sola canzone di Springsteen, Highway Patrolman. E forse proprio così, anche lui ispirato dalle stupende immagini di Emanuele, che Paolo Gamerro ha partorito L’ultimo, un racconto breve che fa da sfondo a questa mostra.
Immagini e parole che vi consiglio di non lasciarvi scappare.

foto di Emanuele Reguzzoni

foto di Emanuele Reguzzoni

Ps: ma qualcuno ha individuato la citazione che ho scelto come titolo? Viene da Thunder Road, considerata una delle più belle canzoni rock di tutti i tempi e uno dei capisaldi della musica del Boss. Perché, in effetti, non manca molto alla chiusura della mostra, ma se vi spicciate, non ve la perdete!

 

 

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