E Carneficina sia

Era tre quelli in lizza: Contagion, Super 8 e Carnage. Alla fine l’ha spuntata Roman Polanski (già apprezzatissimo a Venezia), ed è andata proprio bene. Carnage, a mio parere, è un film superbo: divertente (si ride davvero), recitato sapientemente, con un’ottima fotografia e una sceneggiatura dall’ironia trascinante. Tutto girato all’interno di un appartamento newyorkese, la storia ha inizio da una banale lite fra due ragazzini alla quale le rispettive coppie di genitori provano, incontrandosi, a porre rimedio. Kate Winslet, rigida consulente patrimoniale, e Christoph Waltz, avvocato senza scrupoli, sono i genitori del “pazzoide”  Zachary, che ha colpito l’amichetto con un bastone rompendogli due denti, Jodie Foster, donna colta e terzomondista, e John C. Reilly, gioviale commerciante di casalinghi, invece, sono madre e padre della presunta “vittima”, Ethan. Tutto comincia nella maniera più civile possibile, fra affettazione e sopportazione reciproca. Si beve caffè, si parla di bambini, di fiori, di torte, di lavoro, con voci flautate, pronte a inasprirsi, con sorrisi che presto si trasformano in ghigni. Poi, in men che non si dica, complice anche l’alcol, le coppie si lasciano andare alle rispettive nevrosi, problemi, ansie e reali modi di pensare la coppia, l’educazione dei figli e l’essere in generale. In un turbinio di battute, accuse e scleri vari, lo spettatore si ritrova a spalleggiare e annuire alle convinzioni di questo o quel personaggio, continuando a ridere di gusto. Una vera guerra al massacro: la guerra di una coppia verso l’altra, del rancore delle donne verso gli uomini, del sessismo maschile contro le donne definite “impegnate”. Ma anche una guerra all’interno delle stesse coppia in cui, di colpo, scoppiano rancori sempre taciuti. Scena top quella in cui Kate Winslet, la signora Cowan, vomita su un preziosissimo libro fuori catalogo dedicato a Oskar Kokoschka della signora Longstreet (Foster) che, finalmente, non si tiene più diventando letteralmente isterica. Tutti e quattro gli attori magnifici (difficile scegliere il migliore), una sceneggiatura eccezionale (di Polanski stesso e Yasmina Reza, autrice anche della pièce teatrale da cui è tratto il film, Il dio del massacro, pubblicato da Adelphi)  e che non lascia di certo indifferenti.

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