7 vite

da Flickr

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Non potevo credere ai miei occhi. Era lì inerme, accasciato nella vasca che traboccava d’acqua e sangue.
Chi avrebbe potuto fargli questo se non lei. Dalla prima volta che l’aveva portata in casa mi ero accorto che quella donna voleva fregarlo. Certo non credevo che volesse ucciderlo.

Quella mattina, come tutte le altre da quando Anna l’aveva miseramente piantato, ero andato sul retro per entrare in casa. La porta, infatti, per me era sempre aperta. Claudio si alzava apposta alle 6.45 per aprirla, ritornando poi a godersi l’ultima oretta di sonno. Io entravo, mangiavo qualcosa e iniziavo a girare per casa, programmando cosa fare quando lui sarebbe andato al lavoro.
Martedì però, le cose andarono diversamente. Trovai stranamente chiuso e decisi di aspettare un po’.
Non mi preoccupai finché non arrivò puntuale Sandro, il collega che passava ogni giorno a prenderlo per andare in ufficio. Claudio non rispondeva né al citofono né al cellulare.
Decisi allora di cercare una finestra per infilarmi in casa e controllare che non fosse rimasto addormentato, ubriaco. Ultimamente accadeva spesso che esagerasse, in compagnia di quella mezza puttana.
Una finestra per fortuna era aperta quel tanto che bastava.
La sala era un disastro: segnata da una serata d’alcol e sesso. I vestiti sparsi ovunque insieme ai vetri di un bicchiere e a diverse confezioni di preservativi usati.
Un odore pungente proveniva dal corridoio. Lo seguii scoprendo presto che Claudio non era in condizioni migliori di quelle del salotto.
Lo trovai in bagno. Riverso, fradicio dell’acqua che sgorgava dalla vasca inondando tutto il bagno e del sangue che gli usciva copioso dalla testa. Sembrava che fosse scivolato. Ma di certo non è andata così.
Lo squallido profumo dozzinale di quella donna impregnava ancora ogni cosa, rendendo l’aria irrespirabile, prendendosi gioco di me e della scientifica che abboccò al suo tranello.
A nulla servirono i soccorsi che poco dopo arrivarono, chiamati da Sandro, insospettito dall’eterno silenzio di Claudio.
Non riuscii neppure ad avvicinarmi a lui anche se ero disperato.
Come tutti i gatti ho una paura fottuta dell’acqua e l’ultima volta che lo vidi, fu da lontano. Avvolto in un sacco nero.

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